domenica 2 luglio 2017

Quando la disobbedienza diventa una virtù

In genere avviene nei regimi dittatoriali ma, ahimè, capita, a volte, anche in quelli democratici.
Stiamo parlando del contrasto tra diritto naturale e diritto positivo.
Con l'espressione “diritto naturale” si intende quell'insieme di principi e di valori universalmente riconosciuti come imprescindibili per la dignità della persona.
Sono stati enunciati nella “Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo”, firmata a Parigi il 10 dicembre 1948, su iniziativa delle Nazioni Unite perchè trovasse applicazione in tutti gli Stati membri.
In realtà, le carte costituzionali dei singoli Paesi ne traggono ispirazione ma capita di frequente che le singole norme, di volta in volta adottate, se ne discostino.
E' questo, appunto, il “diritto positivo”, cioè quello che risulta dalle norme vigenti in un determinato periodo in un certo Stato.
Diritto naturale e diritto positivo non dovrebbero essere in contrasto tra loro. Anzi, l'uno dovrebbe essere diretta espressione ed attuazione dell'altro.
Purtroppo, il Legislatore dimentica spesso che anche la sua, pur elevatissima funzione, soggiace a dei limiti, costituiti, appunto, dal diritto naturale e dai principi fondamentali dell'ordinamento, sanciti dalla Costituzione.
L'insieme delle norme vigenti in uno Stato costituisce un sistema, un ordinamento, appunto, e, di conseguenza, ogni singola norma dev' essere in armonia con il tutto.
Soltanto così le norme che disciplinano i nostri comportamenti possono considerarsi, oltre che legali, anche legittime.
Ogni riferimento a fatti che stanno realmente accadendo è assolutamente voluto.
So.Sa.

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