domenica 23 luglio 2017

L'accoglienza non è più una virtù?

La grande assente nel dibattito sulle migrazioni è la Politica. Sono passati trent'anni dai primi sbarchi di migranti albanesi in Italia e ancora non esistono né una legislazione né una visione politica in grado di rispondere a un fenomeno che non può essere descritto come un'invasione ma che non deve neppure essere minimizzato. Tra chi propone improbabili impedimenti violenti a eserciti di esseri umani affamati, terrorizzati dalle guerre o più semplicemente alla ricerca di un sostentamento e chi sostiene la libera circolazione senza se e senza ma, in mezzo ci sono sempre loro, le Persone in cammino.
Questo vale anche a Gorizia, dove centinaia di migranti dormono ormai all'addiaccio, presso i parchi cittadini e il sistema di accoglienza - gestito finora quasi esclusivamente da un eroico volontariato sociale che invece di essere premiato si scopre clamorosamente deriso e vilipeso - sembra ormai allo stremo. Da una parte c'è chi dice "aiutiamoli a casa loro, prima i goriziani, vengono perché qualcuno li accoglie", dall'altra chi investe tutte le proprie energie per poter dare un minimo di conforto ma di fronte al moltiplicarsi delle presenze si sente solo, deluso e impotente.
Che fare allora? Lo Stato propone i progetti SPRAR gestiti dai Comuni, ma entrare in essi non è percorso semplice come si può credere: mentre qualche Prefettura italiana vorrebbe riempire alberghi dichiarati inagibili e pericolosi con decine di migranti, ai Comuni che vogliono entrare nei progetti del "Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati" sono richieste condizioni di abitabilità non necessarie alle normali locazioni. Inoltre, la necessità di contribuire con il 5% a progetti nel complesso abbastanza onerosi rende difficile trovare le finanze necessarie, in tempo di penuria, di patti di stabilità e di equilibri di bilancio. Ci sono tantissimi Comuni che vorrebbero partecipare alla cosiddetta "accoglienza diffusa" e tantissimi privati che metterebbero volentieri a disposizione i propri alloggi vuoti, ma sono frenati da un eccesso di burocrazia che rende vane le buone intenzioni.
E' necessario distinguere due momenti, quello dell'emergenza e quello dell'integrazione. Per quanto riguarda il primo, le soluzioni in questo momento potrebbero essere due: la prima è la moltiplicazione delle commissioni prefettizie al fine di facilitare il riconoscimento del diritto d'asilo, la seconda è l'utilizzo immediato di caserme, palestre e altri centri in grado di offrire sufficiente conforto a chi arriva e attende di essere poi risistemato in alloggi caratterizzati da piccoli numeri.
Il secondo momento potrebbe essere in effetti favorito dal miglioramento del sistema SPRAR. Data la situazione, i bandi dovrebbero essere svincolati dalle scadenze (attualmente due all'anno) e i progetti dei Comuni dovrebbero essere esaminati in tempi molto più brevi rispetto agli attuali tre-quattro mesi tra il recepimento della domanda e l'inizio dell'accoglienza. Dovrebbe essere poi cancellata la norma della partecipazione al 5% che ostacola la partecipazione di molti volonterosi Comuni alle prese con bilanci totalmente ingessati. Si dovrebbe poi consentire agli accolti di essere assunti - anche temporaneamente - in modo regolare. Il lavoro - poco normato e basato esclusivamente sul principio del volontariato - dovrebbe essere un diritto anche per i richiedenti asilo, tanto più che molti di essi, la stragrande maggioranza, avrebbe tutto l'interesse a inserirsi progressivamente nel mondo del lavoro italiano. E tanto più che sono moltissime le persone che li assumerebbero ben più volentieri, anche temporaneamente, se ci fosse la possibilità di farlo in termini legali e non di lavoro "nero".
Ecco, forse anche a Gorizia si dovrebbe uscire dal dibattito sull'opportunità o meno di accogliere - il tema deve essere trattato a livello internazionale e comunque viene deciso a priori dal fatto che le persone esistono e arrivano - o su quello relativo alla chiusura delle frontiere che non compete certo a un'amministrazione comunale. Si dovrebbero esaminare soluzioni serie, molto meglio se gestite dall'ente pubblico, anche senza disdegnare l'aiuto competente delle organizzazioni goriziane che hanno per due anni sopperito alle necessità impellenti dei nuovi arrivati.

6 commenti:

  1. Finalmente qualcuno che affronta la questione in modo realistico, descrivendola per quello che è e proponendo soluzioni adeguate.
    È chiaro a tutti che con l'immigrazione ci dovremo confrontare a lungo perché i flussi continueranno e,quindi, si dovranno trovare risposte adeguate e praticabili.
    Grazie Andrea, illuminante come sempre...

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  2. Certo, quello che è scritto è vero e giusto. Ma presuppone che qualcuno pensi al problema, invece qui è impossibile fare qualsiasi discorso razionale. Quando tu hai un assessore che rifiuta gli immigrati, andando contro una costituzione su cui ha giurato 24 ore prima e un sindaco che pensa che la latrina attiri i migranti, di cosa stiamo parlando? Qui non è saltata solo la politica, ma la ragione, il buon senso, il pragmatismo. L'umanità non la cito perchè è un concetto troppo astratto.

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  3. Io penso che l'Italia non è un Paese che possa permettersi di affrontare ingenti spese per delle persone che, ancora prima di diventare contributori, sono consumatori di welfare. E penso che sia vero che la "migrantistica" sia ormai un business consolidato, anche se si tende a non analizzare il fenomeno dal punto di vista economico, credo che lo Stato eroghi a chi fa accoglienza più dello stretto necessario, e credo che tutte queste erogazioni di denaro siano poco trasparenti. C'è un altro aspetto: in zone e settori dove il mercato del lavoro non è regolato dalla legalità, gli immigrati, poco consci dei propri diritti, rovinano il mercato del lavoro (i famosi 2 euro per raccogliere pomodori). E' solo parzialmente vero che gli immigrati non rubano il lavoro agli italiani, ed è vero nella misura in cui il loro arrivo non determina un peggioramento delle condizioni di lavoro che rendono tale lavoro non più appetibile per il cittadino italiano. Ricapitolando: 1) Nessuno nega che ciascun essere umano abbia diritto di fare quanto in suo potere per migliorare la propria condizione; 2) Che non è colpa dell'immigrato se trova una situazione di sfruttamento e illegalità diffusa; 3) Però questa situazione e una certa accoglienza non ce le possiamo proprio permettere. Nessuno nega che l'immigrazione di giovani persone teoricamente giova all'Italia sempre più decrepita demograficamente. Ma è un po' come lo sport, in generale fa bene. Ma se glielo fai fare a un cardiopatico, non si sa come va a finire. Questa immigrazione è la maratona fatta fare a un paziente cardiopatico. E qualunque immigrazione, in tempi come questi, si abbatte principalmente sul più debole, su chi deve vivere in periferia, su chi fa mansioni poco qualificate, su chi ha bisogno del welfare e si vede scavalcato. Il risentimento c'è ed è vero: e a queste persone il discorso della guerra tra poveri non glielo fai, sono persone che spesso soffrono davvero e vogliono soluzioni, fiscal compact o meno, accoglienza o meno. Questi sono quelli che non votano più o si rivolgono ai neofascismi. Qualunque sinistra che si rispetti deve prendere atto che, con un'Amministrazione in disarmo come quella italiana, l'immigrazione e l'accoglienza si abbattono soprattutto sui deboli che dovrebbe preoccuparsi di difendere. Quindi, mentre si aspetta che l'Italia diventi un paese organizzato e civile, l'immigrazione va limitata, tenendo anche conto delle esigenze nazionali/ europee e non solo delle esigenze e diritti di chi vuole venire qua.

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  4. E come si fa a limitare l'immigrazione?

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  5. Parole e ragionamenti non servono più. su FB ci sono le foto di richiedenti asilo sotto una tettoia minima per ripararsi dalla pioggia e giunge voce che vengano spostati in galleria Bombi.

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  6. Limitare l'immigrazione senz'altro è un affare antipatico ma si fa, vedasi cosa si è fatto con la Turchia. I ragionamenti servono su scala "macro", certo su scala "micro" avere gente che dorme in galleria Bombi è vergognoso

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