domenica 9 luglio 2017

La tortura diventa reato (ma solo in certi casi...)

E’ stata approvata dalla Camera, in via definitiva, la legge che introduce nell’ordinamento italiano i reati di tortura e di istigazione alla tortura.
Numerosi atti internazionali prevedono che nessuno possa essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti. Tra questi, la Convenzione di Ginevra del 1949, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 2000, la Convenzione ONU del 1984 contro la tortura.
Sulla mancata previsione del reato di tortura nel codice penale italiano si era accesa la polemica dopo i terribili fatti avvenuti a Genova durante il G8 del 2001, a seguito dei quali la Corte Europea dei diritti umani ha ripetutamente condannato l’Italia per non aver punito in modo adeguato i responsabili.
La legge appena approvata punisce con la reclusione da quattro a dieci anni chiunque, con violenze o minacce gravi ovvero agendo con crudeltà cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza ovvero che si trovi in situazione di minorata difesa, se il fatto è commesso con più condotte o comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.
Il testo differisce in parte da quanto previsto dalla Convenzione ONU, che definisce la tortura come reato proprio del pubblico ufficiale, fondato, quindi, su un abuso di potere .
Dunque, affinché si possa configurare il reato di tortura è necessario che le vittime siano persone private della libertà personale o affidate alla custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza dei responsabili, vi sia stata una pluralità di condotte o si sia determinato un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.
A questo proposito, appare necessario ricordare come i magistrati titolari delle indagini sui fatti di Genova abbiano inviato una lettera alla Presidente della Camera per far presente che questa legge, così come poi approvata, sarebbe inapplicabile proprio ai fatti avvenuti alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto, sicuramente due dei massimi esempi di tortura di massa avvenuti nel nostro Paese. 
Sì, perché, nei fatti avvenuti a Genova, le vittime non erano persone private della libertà personale né affidate alla custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza dei responsabili.
E’ necessario, inoltre, che vi sia stata una pluralità di condotte o che si sia determinato un trattamento inumano o degradante per la dignità della persona.
Ciò comporta che, per esempio, il singolo atto di violenza brutale, compiuto da un pubblico ufficiale su una persona in stato di arresto, potrebbe non essere punito.
E ancora: affinchè sia configurabile il reato di tortura, la norma prevede che sia stato cagionato un “verificabile trauma psichico”. Ma, dal momento che i processi per tortura avvengono generalmente anche a distanza di dieci anni dai fatti commessi, come si potrebbe dimostrare il trauma psichico subito?
Come si vede, i motivi di perplessità sono numerosi anche perché troppo spazio viene lasciato al potere discrezionale dei magistrati, a scapito di una sempre più evanescente certezza del diritto.  
So.Sa.

1 commento:

  1. In effetti sembra tarata su casi come Cucchi o Aldovrandi, piuttosto che sul G8 di Genova

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