domenica 16 luglio 2017

Dove gli opposti si toccano

Continuano, purtroppo, a Palermo gli atti contro la memoria di Giovanni Falcone.
Strana terra, la Sicilia, terra di grandi contrasti, dove gli opposti si incontrano e dal contrasto emergono rafforzati.
Una terra che ha espresso rari esempi di impegno civile accanto ad atti efferati di crudeltà.
Una terra che ha dato i natali, appunto, a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino e, nello stesso tempo, a Totò Riina e Bernardo Provenzano.
Dice il Procuratore Generale di Palermo, Roberto Scarpinato, che la Sicilia è una terra che ti obbliga di continuo a scegliere da che parte stare, che ti interroga, ti sollecita.
Ma è anche un luogo dove si è costretti a convivere con l’idea della morte, a farci i conti e, forse per questo, ad aggrapparsi con maggior forza alla vita.  
E Giovanni Falcone, nel libro-intervista “Cose di Cosa Nostra”, sbalordisce tutti affermando che la mafia gli “ha impartito una lezione di moralità”.
Sembra un paradosso. Un’organizzazione criminale che insegna ad un magistrato il rispetto delle regole. Ma un’organizzazione criminale può sopravvivere soltanto se il rispetto delle sue regole è ferreo e non ammette eccezioni. Ogni minimo sgarro dev’essere severamente punito.
Per esempio, sapete perché il figlio di un mafioso ucciso da Cosa Nostra non può essere accolto nell’organizzazione cui apparteneva il padre? Per l’obbligo di dire la verità! Se il figlio entrasse nell’organizzazione potrebbe chiedere spiegazioni e questo costituirebbe un problema. Per evitare di trovarsi nella necessità di mentire se ne vieta l’ammissione.
Una terra, dunque, la Sicilia dove uno Stato assente ha annoverato tra i suoi servitori un lungo elenco di Magistrati ed appartenenti alle Forze dell’Ordine, uccisi per aver voluto rimanere fedeli alle regole imposte da uno Stato incapace di difenderli.
Una terra così non potrà certo consentire che qualche squallido personaggio offuschi la sua storia, il suo impegno civile, la dignità del suo popolo. 

so.sa. 

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