domenica 25 giugno 2017

“Status” di cittadinanza

Mi vedo costretta a tornare sulla questione del riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati sul territorio dello Stato italiano, oggetto di un disegno di legge attualmente in discussione al Senato, per chiarire alcuni punti.
Il concetto di cittadinanza è una conquista dello Stato moderno.
Nel periodo delle monarchie assolute i soggetti dell’ordinamento statale erano qualificati come sudditi in quanto sottoposti all’incondizionato potere sovrano del monarca.
Nei contemporanei Stati di diritto a coloro che compongono stabilmente la sfera personale dello Stato viene riconosciuto lo status di cittadini. In quanto tali sono dotati di una vasta serie di diritti e di doveri.
Come si può facilmente intuire già da queste brevi considerazioni, lo “status” di cittadinanza è  un rapporto di natura essenzialmente giuridica, che lega lo Stato alle persone che vivono abitualmente sul suo territorio.
Per queste ragioni il suo riconoscimento è legato a motivi contingenti, dettati anche da esigenze concrete.
Storicamente i Paesi ad elevato tasso di immigrazione e territorialmente molto estesi, come, per esempio, gli Stati Uniti, hanno sempre legato il riconoscimento della cittadinanza alla nascita sul territorio dello stato (ius soli) mentre, al contrario, i Paesi ad elevato tasso di emigrazione hanno privilegiato la discendenza familiare (ius sanguinis). 
Ben diverso è il concetto di nazione con il quale si intende generalmente il patrimonio storico-culturale che accomuna un popolo.
E’ per queste ragioni che parlare di ius culturae o di ius civilitatis quali presupposti per il riconoscimento della cittadinanza non mi sembra un’idea condivisibile.
La cultura e la civiltà operano su piani diversi. Come dicevo prima, attengono piuttosto al concetto di nazione che a quello di cittadinanza.
La popolazione degli Stati è sempre più multi etnica e non credo sia un processo reversibile.
Le persone, per i motivi più vari, si spostano e si stabiliscono in Paesi diversi.  
Se qualcuno ritiene che l' identità culturale dell'Italia sia minacciata dall'arrivo di persone appartenenti a culture diverse lo dica chiaramente e dica pure che, vista la situazione contingente, d'ora in poi sarà necessario riconoscere la cittadinanza soltanto a persone culturalmente omogenee.
Ma, per favore, non si giustifichino queste scelte con richiami ad argomentazioni basate su valori preesistenti, che nulla hanno a che vedere con l'istituto in questione.
A riprova di ciò si consideri che l'articolo 21 della Costituzione sancisce che la cittadinanza non si può perdere per motivi politici e che nemmeno per i reati più gravi contro la personalità dello Stato, quali quelli di alto tradimento, sovversione e terrorismo, è prevista quale pena accessoria la perdita della cittadinanza.      
Un'ultima considerazione, per concludere.
Le leggi a volte sono espressione di un sentire diffuso nella popolazione, a volte indicano una meta ed il percorso necessario per raggiungerla. La legge di cui ci stiamo occupando appartiene senz'altro a questa seconda categoria.
So.Sa.

1 commento:

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