giovedì 15 giugno 2017

La riforma del processo penale

E’ stata approvata ieri dalla Camera, in via definitiva, la legge di riforma del processo penale.
L’iter di approvazione è stato molto tormentato ed è durato ben tre anni.
A parte le ormai consuete considerazioni sulla redazione del testo, che accosta norme di diritto penale sostanziale a norme processuali, varie sono le modifiche da segnalare.
Tra le più significative vi sono sicuramente quella riguardante il nuovo regime della prescrizione e quella relativa ai termini di conclusione delle indagini preliminari.
Come, forse, qualcuno ricorderà, il regime della prescrizione era stato modificato una decina d’anni fa con la cd legge ex Cirielli, che ne aveva ridotto la durata in modo consistente.
Successivamente, varie erano state le proposte di riforma avanzate e molto lungo il dibattito in Parlamento.
Il testo sul quale si è raggiunto ora l’accordo prevede una sospensione dei termini pari, al massimo, ad un anno e mezzo dopo la sentenza di primo grado e di un ulteriore anno e mezzo tra quella di secondo grado ed il giudizio in Cassazione.  
Bene, direte voi. Si allunga il termine, complessivamente, di tre anni.
Male, dico io. Secondo quanto riportano le statistiche del Ministero il 70% dei procedimenti si prescrive già prima che si concludano le indagini preliminari. (Di recente ci siamo occupati di un caso a noi vicino, nel quale la prescrizione è intervenuta tra il rinvio a giudizio e la prima udienza dibattimentale, quindi ben lontano dalla sentenza di primo grado).
Quindi: questa norma è assolutamente inutile! 
Relativamente alla seconda modifica, viene stabilito che, scaduto il termine previsto per la durata massima delle indagini preliminari, il pubblico ministero abbia tre mesi di tempo, prorogabili di altri tre per indagini di particolare complessità, per decidere se chiedere l’archiviazione oppure il decreto che dispone il giudizio.
Decorso inutilmente questo lasso di tempo, l’indagine sarà obbligatoriamente avocata dal procuratore generale presso la Corte d’Appello.
Per farvi comprendere di cosa stiamo parlando, vi faccio solo un piccolo esempio: presso la Procura della Repubblica di Roma sono in servizio cento procuratori. Presso la Procura Generale ne sono presenti venticinque. Vi rendete conto di che razza di imbuto è stato creato?
Altro che prescrizione…!!!  
Tanto per dare un contentino all’opinione pubblica vengono inasprite le pene per una serie di reati, quali il furto in abitazione, lo scippo e la rapina.
Anche queste norme si rivelano, ahimè, assolutamente inutili.
E’ ormai universalmente riconosciuto, infatti, che la funzione di deterrenza non è data dalla gravità ma dalla certezza della pena.
Con un sistema processuale come quello italiano e con un regime della prescrizione come quello di cui abbiamo appena parlato, quale deterrente potranno mai rappresentare le norme in questione?
Ciliegina sulla torta: le intercettazioni.
Viene data ampia delega al Governo per emanare una serie di disposizioni aventi come unico scopo quello di limitarne il più possibile l’uso e la divulgazione.
Mi permetto di sottolineare che le intercettazioni sono lo strumento più efficace per scoprire e, soprattutto, per fornire la prova dei reati più gravi e di maggior allarme sociale.
A conclusione di queste brevi annotazioni, richiamo quanto dichiarato da Pier Camillo Davigo, ex Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, che ha definito gli estensori di questo testo normativo “persone mentalmente disturbate”, affermazione che nessuno si è preoccupato di smentire!
So.Sa.

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