mercoledì 24 maggio 2017

Profughi in Galleria Bombi: siamo capaci di fare meglio? Si, ci vuol coraggio e organizzazione, ma si può fare.


La vicenda dei profughi scortati e sorvegliati in Galleria Bombi continua ad essere fraintesa. La proposta del Forum Gorizia per evitare che il bivacco istituzionalizzato sia l'unica proposta possibile nella nostra città: le emergenze si prevedono e si governano con strumenti appositi, trasparenti e coordinando pubblico e volontariato.

di Martina Luciani

Uno dei principali problemi della mancata accoglienza dei richiedenti asilo attraverso le convenzioni ( non parlo di principi umanitari, che infastidiscono molti esemplari concittadini, parlo di logistica nuda e cruda) è quello di non farli morire di freddo lasciandoli a dormire per strada durante l'inverno.
Per questo motivo Caritas decide di aprire la sala sotterranea che sta sotto l'edificio all'interno dell'area di prima accoglienza, il campo San Giuseppe di via Grabrizio. I Vigili del Fuoco la dichiarano agibilie per 40 persone, 50 al massimo.

Con uno sforzo enorme da parte del volontariato, questa iniziativa tampona la situazione lungo lo scorso freddo inverno che trascorre relativamente tranquillo, anche se qualche volta, vista la situazione, tocca ricorrere anche al pianoterra della Caritas in piazza San Francesco per dare un rifugio notturno.

Un lavoro faticoso, gratuito, spesso snervante. Sempre più difficile, visto che il numero delle persone accolte aumenta di continuo. Condizioni ingestibili, ben oltre i limiti della sicurezza e della prudenza. Il direttore della Caritas, Paolo Zuttion ( del quale ho enorme stima, e detto da anticlericale vale doppio) ha le spalle larghe, tiene duro, e lo sparuto gruppo di volontari con lui.

Visto che il bunker era stato aperto per fronteggiare la cattiva stagione, l'arrivo della primavera ne fa  venir meno l'esigenza primaria "salvavita". Quindi si pensa di chiudere: attenzione, a me non risulta che si chiuda repentinamente. Caritas ha comunicato la sua intenzione e le ragioni di sicurezza che la motivavano, ha temporeggiato ancora mentre la situazione diventava sempre più difficile, ma in questo nel frattempo nulla accade. Come se nessuno sapesse, nessuno si fosse reso conto della gravità della situazione.

Nessuna alternativa, nessuna preoccupazione da parte di coloro che istituzionalmente dovevano preoccuparsi: il sindaco antibivacco e la sua giunta per primi. Poi si fissa una data. E si chiude.
Chi detiene  la responsabilità di organizzarsi, il tempo l'ha avuto. Se l'istituzione pubblica non ci è riuscita, se non si è presa una decisione in tempo, o se non la si è presa quando si è capito che tutti i richiedenti asilo accolti nel bunker non sarebbo stati sistemati altrove, queste sono variabili che non possono essere lasciate alla capacità risolutoria di Caritas e dei volontari che collaborano.

In extremis si poteva requisire una palestra, dei negozi vuoti. Ma fra il disturbo ed il fastidio di questo tipo di soluzione d'emergenza, si è preferita la Galleria Bombi. Il bivacco istituzionalizzato. Di questa scelta, e della valutazione che sta dietro, il Forum Gorizia ha chiesto conto. Una risposta diretta non l'ho ancora letta. Molteplici, e talvolta vergognose, le speculazioni.
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Come già detto cento volte, lo scopo umanitario che regge l'accoglienza del volontariato raggiunge senza volerlo  anche un'altro obiettivo: rendendo invisibili i bivacchi, si ottiene di evitare il disagio e i dispiaceri della politica e delle pubbliche amministrazioni che non si organizzano e soprattutto non devono prendere decisioni invise al loro elettorato, cioè decidere di trovare una sistemazione per queste persone. Il che non significa non continuare a sollecitare la distribuzione dei profughi in altri luoghi, questo è ovvio. Significa solo assumersi una responsabilità specifica e contingente.  A Trieste, ad esempio, questo succede: la cinquantina di profughi trovati nel camion sul traghetto dalla Turchia non è stata lasciata sotto le stelle.

Il fatto che si insinui che non c'era poi questa fretta a chiudere il bunker, proprio da parte di chi guarda in cagnesco il volontariato e la Caritas e li ha sempre in tutti i modi ostacolati, fa ridere. Manifesta illogicità. Sarebbe coerente a questo punto, visto che nessuno ha la bacchetta magica per interrompere i flussi migratori, riportare la pace nel mondo e dissolvere le ragioni per cui milioni di persone fuggono dalla loro terra, che Comune e Prefettura si adoperassero per trovare un sito con caratteristiche adeguate e lo offrissero a Caritas, supplicando i volontari di continuare a risolvere il problema:  se no, e proprio sotto i riflettori della campagna elettorale, bivacchi, bivacchi e ancora bivacchi.

Nel programma elettorale del Forum Gorizia abbiamo costruito una proposta realistica molto semplice: costituire un ufficio immigrazione in Comune.

Sull'immigrazione e relative criticità bisogna fare proposte concrete ( non basta dire che va gestita, anche costruire un muro di reticolato è una forma di gestione). In quanto ente esponenziale della comunità locale, il Comune deve essere soggetto attivo ( non si può sentire un sindaco che dice " non ne sapevo niente"!), dotarsi di strumenti concreti/ diretti/quotidiani, costituire una propria rete di relazioni operative, intervenire quale garante dei diritti di tutti in un corretto bilanciamento degli interessi e delle istanze, conoscere per poter interagire. Lo scopo non è quello di aumentare a dismisura la presenza dei richiedenti asilo, ma di gestire l'accoglienza quale fenomeno che non possiamo evitare e dobbiamo saper affrontare  nei confronti della cittadinanza e dei profughi stessi,  creando un sistema  capace nel contempo di fronteggiare con civiltà le emergenze che è impossibile escludere si ripresentino ancora.

I dettagli di massima sono qua: http://www.lacittachevogliamo.net/accoglienza-e-immigrazione/

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