domenica 9 aprile 2017

Per una sanità pubblica sul territorio

Le attuali politiche sanitarie sono rivolte ad una riorganizzazione strutturale dei servizi, con il potenziamento dei servizi territoriali, cioè quelli più prossimi al cittadino, e la concentrazione dei servizi ospedalieri in pochi centri più lontani da raggiungere.

Gli ospedali quindi verrebbero ridotti numericamente, mentre le strutture cardine della riforma saranno i cosiddetti CAP: dei poliambulatori dove si potrà accedere ai servizi di medicina generale (i medici di base, per intenderci), a piccole prestazioni come prelievi e medicazioni, e agli accertamenti diagnostici di primo livello, in seguito ai quali o verrà erogata direttamente la cura, oppure verrà effettuato l'invio del paziente verso strutture più specializzate (riabilitative o ospedaliere).
Vi opereranno quindi, accanto a medici di base ed infermieri, anche medici specialisti come cardiologi, fisiatri, ortopedici, ecc.

E qui sorge una domanda.
Da dove verranno attinti gli specialisti?
Si tratterà di figure assunte a tempo pieno per lavorare nei diversi CAP territoriali? L'ipotesi è poco probabile, anche perché svantaggiosa in termini di maturazione professionale (all'interno dei CAP questi specialisti avrebbero un' esperienza qualitativamente troppo limitata).
Si tratterà allora di medici specialisti già in pensione con un contratto ad hoc? Oppure di professionisti che svolgono un doppio lavoro, cioè sia presso i CAP che presso strutture private?
In questo ultimo caso è evidente che nel momento in cui essi dovranno commissionare le cure favoriranno le stesse strutture private in cui già lavorano.
Quindi dalla riforma in atto sembra favorita la sanità privata... e abbiamo così compiuto un passo in più verso la privatizzazione dei servizi sanitari.

E' possibile salvarsi da questo pericolo?
Vengano utilizzati presso i CAP gli stessi specialisti che già operano negli ospedali. Ci si riferisce non certo ai grandi ospedali hub di Udine o Trieste, le cui figure, super-specializzate e impegnate a pieno ritmo, non potrebbero spostarsi in giro per la regione ad effettuare diagnosi e a indirizzare i pazienti verso le strutture più adeguate, bensì ai piccoli ospedali.

Solo gli ospedali di I° livello, come quello di Gorizia, sarebbero utili allo scopo.
Li si mantengano attivi ed efficienti, valorizzandone le specialità e i servizi di emergenza. Essi sono una miniera di professionalità da impegnare anche nei CAP, per un raccordo ottimale fra servizi territoriali e servizi ospedalieri. Si avrebbe così una sanità efficiente, prossima al cittadino, e soprattutto... pubblica.
dc

6 commenti:

  1. Con Serracchiani e il PD si sono ridotti i servizi e si è incrementata la sanità privata. Provare (si fa per dire) per credere!

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  2. Molto interessante questo post che tocca tutti i punti "dolenti". Bravo Forum!

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  3. Finalmente si esprime un'opinione. Approvo il contenuto del post che evidenzia il rischio di perdere un servizio pubblico. Non solo stili di vita, per favore.

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  4. Ma quali stili di vita! Ma se è tutto inquinato che solo a respirare una boccata di, si fa per dire, aria si rischia il tumore ai polmoni! Ma per favore!

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  5. E i cibi? Tutti pieni di coloranti, conservanti e additivi vari?

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