sabato 1 ottobre 2016

Il nuovo Centro di Salute Mentale: ritorno al manicomio?



Mentre la vecchia sede sta letteralmente cadendo a pezzi (come tutto il resto del comprensorio del vecchio Ospedale Civile), finalmente si è giunti all'inugurazione del nuovo Centro di Salute Mentale. La cerimonia si è svolta nel Parco Basaglia, alla presenza delle autorità politiche e sanitarie: Serracchiani, Gherghetta, Romoli, Rotelli, Pilati e l'uscente direttore di Dipartimento dott. Franco Perazza. Il nuovo edificio comprende, al piano terra, gli spazi per l'accoglienza e un centro diurno, al piano intermedio l'area per le degenze e l'infermeria, all'ultimo piano gli ambulatori medici e gli studi per gli operatori sociali.

Non mancano le criticità: il compattare in un'unica struttura servizi che in precedenza erano distinti rappresenta un regresso; qui ora si svolgono sia le attività ambulatoriali, che quelle riabilitative, che i trattamenti per le acuzie, salvo, peggio ancora, delocalizzare i ricoveri presso strutture ospedaliere esterne. La riforma regionale infatti, non avendo previsto alcun servizio di diagnosi e cura interno alla nostra Azienda Sanitaria, costringe ad effettuare i ricoveri altrove – cioè, per noi goriziani, presso il SPDC di Trieste -; ne conseguono disagi e inefficienze, dovuti alla distanza e alla mancata continuità della presa in carico della persona.

A giustificazione di tale riduzione di spazi e servizi, si è detto che il personale opera nei luoghi di vita degli utenti, cioè nelle loro case, o nei loro luoghi di lavoro. Ma, ci chiediamo, quale personale, visto che quello che c'è è appena sufficiente per seguire le persone presenti lì al CSM (normalmente in numero di otto i degenti, intorno alla quarantina gli altri)?

Mancano, per le persone con disturbi mentali, punti di riferimento esterni al luogo nel quale hanno dovuto affrontare la fase critica della loro sofferenza. Mancano centri diurni, mancano associazioni di volontariato che, invece che ruotare attorno al Parco Basaglia, abbiano il coraggio di staccarsene per creare, a favore delle persone con disagio mentale, qualcosa di nuovo sul territorio.


E a proposito del Parco, attualmente proprietà della Provincia, ci chiediamo, chi ne sarà il nuovo proprietario? Si sarà in grado di fare una scelta che ponga fine alla sua identificazione con la malattia mentale? Si sarà in grado di restituire questo luogo alla vita della città e, nel contempo, di dare un'alternativa alle persone che necessitano di un reinserimento alla normalità?

dc




La villetta di via Brigata Cuneo a Piedimonte, di proprietà dell'AAS 2, era uno dei rari spazi per la riabilitazione; si è resa ora inutilizzabile per un incendio divampato lo scorso Ferragosto e imputabile alle pessime condizioni di manutenzione.


9 commenti:

  1. Purtroppo nel momento in cui la salute mentale dovrebbe essere uno dei problemi più importanti, i pazienti rimangono invisibili. almeno la villetta sia di nuovo resa agibile.

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  2. Non va dimenticato il sistematico ricorso al sistema coop de "Il Mosaico". Nessuno ne parla e il tutto viene gestito con scarsa trasparenza.

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    1. "Il Mosaico"? Quelli dei richiedenti asilo? Però, operano a Gorizia quasi in regime di monopolio! Evidentemente sono guidati da oculati manager ed affiancati da buoni facilitatori.

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  3. Perché il Forum non ha detto nulla della struttura riabilitativa e di recupero sociale di Mossa, gestita da una associata al Mosaico? E Bianchini, anche in quella occasione, è rimasto solo ...

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  4. Perché non si è detto nulla della struttura riabilitativa e di recupero sociale di Mossa, gestita da una associata del (solito) Mosaico? E Bianchini, ancora una volta era ed è rimasto solo! Forse per non disturbare troppo il sistema ...

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  5. Perché non si è detto nulla della struttura riabilitativa e di recupero sociale di Mossa, gestita da una associata del (solito) Mosaico? E Bianchini, ancora una volta era ed è rimasto solo! Forse per non disturbare troppo il sistema ...

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    1. Leggo ora su il Piccolo che il Mosaico ha iniziato l'attività di accoglienza a Fiumicello nel hotel/ristorante Al Ponte (25 ospiti). Il regime monopolistico si rafforza ulteriormente.

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    2. Mi fa piacere che lei lo abbia ricordato. La struttura di Mossa sorse negli anni Ottanta grazie alla ferrea determinazione di alcuni infermieri psichiatrici che volevano dare una risposta alle esigenze dei loro assistiti. Ma, in seguito al passaggio in gestione alla cooperativa, i compiti riabilitativi della struttura vennero meno e, pur essendo di proprietà dell'azienda sanitaria, venne utilizzata per altri scopi. Da circa un mese essa offre ospitalità ad alcuni utenti psichiatrici rimasti senza alloggio, ma manca un effettivo progetto che leghi la loro presenza in quel luogo. Anche per questo caso si chiede maggior correttezza nel gestire le risorse destinate ai malati. dc

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  6. L’involuzione delle politiche sulla salute mentale è un limpido specchio di questi tempi di crisi economica e regressione sociale. Al di là delle belle parole, il diverso – in generale- non viene accolto, compreso, integrato ma “gestito” affinché non disturbi i molti e magari faccia comodo a pochi. Peccato che nessuno dell’azienda sanitaria abbia risposto al tuo post!
    Maura Parisi

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