giovedì 22 settembre 2016

Sulle tracce del bene

 E’ appena uscito, a firma di Gabriella Caramore e Maurizio Ciampa, “La vita non è il male”, cinque capitoli di riflessione sulle tracce del bene.
Il libro sembra voler rovesciare una delle domande fondamentali dell’esistenza umana, il senso del male, e ci suggerisce che, in realtà, il vero enigma potrebbe essere proprio il bene.
Come si legge nel risvolto di copertina, nasce “dalla fatica di mettere insieme i frammenti di senso che ci possono consentire di vivere”.
In effetti, è un libro che fa riflettere, che interroga, che sollecita una risposta.
Cercare il bene può non essere facile e trovarlo per nulla scontato. E’ un atto di fede e anche di coraggio.
Per poterlo riconoscere bisogna averlo incontrato, accolto, vissuto.
Il bene è un movimento. “Nasce da un volto che ci guarda e verso un volto va”.
Lo si può cercare negli antichi testi sacri, nelle narrazioni letterarie e artistiche ma, soprattutto, nella realtà quotidiana, remota o recente.
Ed ecco, allora, venire alla luce, anche nei momenti più bui della Storia umana, sprazzi di ordinaria bontà, attimi di profonda umanità.
Si raccontano episodi di vita che hanno come protagoniste persone che potremmo definire eroi senza gloria perché rimasti nell’ombra, ai margini di vicende molto più grandi di loro.
Ma il libro pone anche un altro interrogativo: il bene è solo un fatto individuale o si può pensare ad un bene più grande, collettivo, che coinvolga l’intera comunità dei viventi?
In altre parole, è possibile immaginare un progetto “politico” in grado di costruire una società più umana e più giusta?
Abbiamo tutti sotto gli occhi il fallimento dei grandi ideali sociali, delle utopie, delle ideologie, delle religioni.
Da dove partire allora? Da dove iniziare a ricostruire?
Gli autori avanzano una proposta: ricominciare da piccoli obiettivi in grado di comporre una rete, di creare speranza, di fare comunità.
E riportano la nostra attenzione su una parola spesso dimenticata: fraternità, uno dei tre pilastri della Rivoluzione francese ma, chissà perché, fin da subito, il più tradito. Forse perché ritenuto irrealizzabile o attinente ad una sfera troppo intima.
Fraternità che nasce quando si è più vulnerabili, più fragili perché è “la forza del noi”.
Fragilità e fraternità che, come dice Ungaretti, si saldano, si accostano “come foglie appena nate”.
SS

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