sabato 6 agosto 2016

6 agosto 1916, una domenica nella Gorizia in guerra

Il  6 agosto del 1916 era domenica, nonostante la guerra le funzioni religiose continuavano a svolgersi regolarmente. Anche quella mattina  Augusto Borghes nato nel 1903 assiste alla messa nella chiesa di San Rocco celebrata dal parrocco Mons. Dott. Carlo de Baubela.
A casa, un nucleo di edifici ancora esistenti in via Scuola Agraria n. 5  e storicamente indicati come"Ciasis dalis Orlandos", è presente solo la mamma Francesca Orlando nata nel 1870. I tre figli Ugo del '94, Pepi del '96  e Berto del '99 sono sui Carpazi, la figlia  Maria del '97 è ausiliaria in un ospedale militare austriaco dove conoscerà Albino del '98, suo futuro marito,  ricoverato perchè colpito da un proiettile sul fronte russo.  
Finita la celebrazione, il tredicenne Augusto torna a casa e si siede davanti all'ingresso  a conversare con Francesco Doliach,  un vicino di 48 anni. Una bomba, sparata dal Calvario, li uccide entrambi mentre  la madre che in quel momento è in cucina  si salva nonostante la terribile esplosione.
Due o tre giorni dopo, la salma di Augusto viene trasportata verso il cimitero della Grazigna posto  al nord della città, ma giunti in "Piazza Catterini" arriva la notizia che gli italiani stanno entrando in città. I dipendenti comunali addetti al trasporto funebre, staccano i cavalli e si danno ad una precipitosa fuga piantando sul posto bara e seguito costituito dalla sola madre Francesca, che nulla può se non allontanarsi dopo un po' anche lei. Della salma del ragazzo non si seppe mai più nulla, rimase vivo solo il ricordo ed il dolore di questa scomparsa causata proprio dalla 6^battaglia sull'Isonzo.
Ricordo solo che nel 1976 a distanza di sessanta anni dai fatti la sorella, che io ho sempre chiamato nonna Maria e che perse comunque per l'Italia un figlio nella seconda, mi espresse con tutta la rabbia che ancora aveva in corpo, il suo disappunto leggendo l'invito inviatomi dal Comune a partecipare alle celebrazioni per la cosiddetta "redenzione" della città di Gorizia, presenziate dall'allora presidente del senato onorevole Amintore Fanfani.
Ho voluto dar voce con questo ricordo ai dolori che la "Grande Guerra" ha inflitto alle nostre famiglie, e come ben espresso da Franco Cecotti  "per gli abitanti del Goriziano, di Trieste, dell'Istria e delle valli dell'Isonzo (ora in Slovenia), la memoria della Grande Guerra generalmente non si riflette nella monumentalità di Redipuglia o dei sacrari di Oslavia o Caporetto, poichè essi custodiscono le salme di soldati provenienti da tutte la regioni italiane, ma non dalla Venezia Giulia. Sui monumenti dedicati alla I guerra mondiale in provincia di Gorizia e di Trieste sono scolpiti i nomi dei volontari caduti nell'esercito italiano (pochi ed eroici nella scelta della diserzione dall'esercito austro-ungarico e dell'arruolamento), ma non sono riportati i nomi dei loro concittadini morti a migliaia combattendo nell'esercito austro-ungarico. Ciò comporta che la monumentalità di costruzioni come Redipuglia e Oslavia non rappresenta, per la totalità degli abitanti della Venezia Giulia, un richiamo alla pietà verso chi ha pagato il prezzo più alto per la guerra, ma riveste solamente il ruolo di simbolo della unità nazionale (e per una parte della popolazione locale un simbolo altrui ), a cui con il mutare delle generazioni ci si adegua, per convinzione o per costrizione e in fine per disattenzione...".
Luciano Cicuttin

5 commenti:

  1. Molto interessante.Questo dovrebbe essere anche detto oltre alle evoluzioni dei paracadutisti

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    1. Il post molto bello è cultura
      I para' (pagati coi nostri soldi) sono marketing per gli amministratori

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    2. i pará sono serviti solo all'ego ancora fascista di Romoli...una sciocchezza inutile.

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  2. Un ricordo (vero) per una riflessione! Per sfuggire dalla facile superficialità.
    Bisognerebbe forse imparare dal Trentino che, nonostante tutto, ha mantenuto il ricordo delle vicissitudini di 100 e più anni fa. Grazie al sig. Cicuttin.

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  3. https://www.carmillaonline.com/2016/08/06/gorizia-lattuale/
    Articolo che vale la pena di leggere.

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