giovedì 14 aprile 2016

Un SI', per i diritti della Terra

Si condivide l'appello dei Beati i costruttori di pace:
Come associazione impegnata assieme a tanti altri per “la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato” desideriamo lanciare un appello per la partecipazione al referendum del 17 aprile.
Andare a votare è un diritto-dovere ed è lo strumento principe per esercitare la nostra cittadinanza in modo attivo e responsabile. Ci sentiamo quindi di rigettare in modo chiaro qualunque appello all’astensione e invitiamo tutti ad andare alle urne per votare, che siate per il SÌ o per il NO, visto che si è obbligati a raggiungere il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto.
Vorremmo sottolineare, accanto a tutte le motivazioni per il sì, la necessità per tutti di porre la priorità dei diritti della Terra, rispetto a tutti gli interessi e a tutte le esigenze umane.
È la Terra che dà la vita a tutti; non siamo noi a dare la vita alla Terra. In tutte le nostre scelte dobbiamo prima chiedere che ne viene alla Terra, al mare, ai pesci alla vita degli altri esseri, e dopo fare le nostre scelte. Per i cambiamenti climatici, per il riscaldamento e l’acidificazione degli oceani siamo vicini al punto di non ritorno.
La COP 21 di Parigi a novembre 2015 ha mostrato che su questo c’è accordo unanime. Anche l’Italia ha sottoscritto l’accordo globale sul clima, impegnandosi a uscire dallo sfruttamento dei combustibili fossili e per investire in maniera seria e concreta sulle fonti rinnovabili.
Invitiamo tutti a moltiplicare in rete i messaggi per la partecipazione e per il sì.
Mostriamo a chi decide che la popolazione è cosciente della gravità e urgenza di scelte nuove.
È tempo di riconversione ora, domani sarà tardi. La nostra casa comune, il pianeta terra, ci chiede un cambio radicale nello stile di vita, ma anche nelle scelte politiche strutturali che riguardano il bene comune per tutti e ce lo chiede adesso.

Beati i Costruttori di Pace

6 commenti:

  1. L'ex Presidente della Repubblica, Napolitano, ha perso un'altra occasione per star zitto. La previsione del quorum per i referendum abrogativi non è stata introdotta per legittimare l'astensione ma per la gravità delle conseguenze, tecniche e politiche, del risultato referendario. Un referendum abroga una norma votata dal Parlamento, cioè dall'organo deputato a regolare l'attività dello Stato, ed ha un significato politico molto grave: il Parlamento non esprime la volontà del popolo che lo ha eletto. Con queste ragioni si spiega la previsione di un quorum per la sua validità.

    RispondiElimina
  2. Beati noi che andremo a votare

    RispondiElimina
  3. A proposito dell'istituto del referendum domando: quante persone sono in grado di esprimere un voto veramente consapevole e indipendente dalle indicazioni dei partiti su questioni che, a volte, sono estremamente tecniche e richiederebbero competenze specifiche?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ventiduemilioniottocentocinquantatremiladuecentosettantatre

      Elimina
    2. ovvero,tutti gli aventi diritto...

      Elimina
  4. Magari! Ma non credo sia così.

    RispondiElimina