lunedì 11 aprile 2016

La persecuzione silenziosa... nel carcere di Gorizia

Ecco un forte intervento di don Alberto De Nadai, relativo alla situazione della Casa Circondariale di Gorizia e alla modalità di comunicazione dei problemi inerenti.
La vita, le esperienze, ma sopratutto gli incontri con le storie delle persone, mi fanno capire quotidianamente che sono i meccanismi culturali, economici, sociali, politici e religiosi
che pretendono di classificare le persone secondo una scala che definisce:  i primi, i secondi, i terzi … fino agli ultimi. Un titolo non cambia la sostanza di una persona: ci si riconosce
per la profondità della propria umanità.Infatti Il Piccolo di oggi, 8 Aprile 2016 titola la pagina di Gorizia: “Apre la sezione gay, carcere nel caos”.
Cosi, tra gli ultimi la società colloca ancora gli omosessuali e i transessuali. E pensare che sono  persone dal vissuto doloroso del sospetto, del giudizio, del pregiudizio, dell’esclusione;
persone che vivono il dramma interiore del proprio essere e dell’avvertire la difficoltà di esprimerlo.
L’aprire una sezione gay nel carcere di via Barzellini, sottolinea che si torna ancora a quella mentalità italiana del 1927, così ben descritta nella mostra visibile nel palazzo della provincia
di Corso Italia, dal titolo “ La persecuzione silenziosa – dove con la politica del silenzio sul tema
degli omosessuali lo Stato Italiano interveniva o con la diffida, o con l’ammonizione, o con il confino, demandandone la repressione alla sfera morale e religiosa.
Solo nel 1936, con l’avvicinamento dell’Italia alla Germania nazista, l’omosessuale da elemento indesiderato, per lo Stato diventa un nemico pubblico, un pericolo. E sappiamo come son finiti
gli omosessuali nei campi di sterminio. E riaprire una sezione per loro a Gorizia, e poi dirigerla come attualmente viene diretta, significa quasi rievocare i drammatici avvenimenti di quel tempo.
Ci vogliono antenne speciali della sensibilità per intercettare quel dolore muto, quel flebile gesto, che solo alle volte diventa un grido, perché, ancora sono considerati gli ultimi nella società
in quanto non sono accettabili i criteri di giudizio che li classificano come tali. I criteri di questa classifica sono decisi da chi occupa e gestisce il potere, da chi si sente primo per poter definire
gli altri ultimi. Ma spesso sono proprio questi primi ad essere gli ultimi, perché privi di umanità, lontani dalla vita delle perone : non le incontrano, non le ascoltano, non ne condividono drammi
e speranze e, rinchiusi nei loro ristretti circuiti da lì pretendono di decidere della vita degli altri.
Don Alberto De Nadai, garante per i diritti dei detenuti nella provincia di Gorizia

1 commento:

  1. Senza entrare nel merito del vissuto doloroso o meno che sia dei singoli...l'apertura della sezione per gli omosessuali o gay presso la Casa Circondariale di Gorizia, non è che l'applicazione pratica di quanto richiesto al Ministero di Grazia e Giustizia. Non una sorta di emarginazione ma, una forma di "protezione" dalle possibili angherie, soprusi o violenze da parte degli altri reclusi...i detenuti gay vengono infatti inseriti nelle categorie considerate "protette". Non potendo garantire, lo Stato", l'assoluta incolumità, ha optato per isolarli dal contesto carcerario comune o più pericoloso ma, non per una sorta di discriminazione. Stonerebbe altrimenti la dichiarazione dell'ARCIGAY che ha plauso alla tardiva iniziativa...

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