sabato 23 aprile 2016

La Cassazione contro i falsi scoop pseudostorici

La Corte di Cassazione ha bocciato il ricorso di Gianni Conedera, autore de L'ultima verità. Da Mirko al dopoguerra, contro Giulio Magrini, figlio del partigiano Arturo Magrini, che Conedera sosteneva essere stato ucciso non dai nazisti in Carnia nel 1944, ma dai suoi stessi compagni, per portargli via una valigia piena di denaro. Il Tribunale, nei suoi vari gradi, ha dato ragione al figlio del partigiano e ha condannato l'autore del libro, che si è basato su fonti anonime o non riscontrabili. Insomma su quelle fonti che sono da sempre girate in alcune istituzioni italiane e che recano voci di popolo, chiacchiere, supposizioni mai verificate. Scopo di queste campagne mediatiche è gettare fango sulla Resistenza, descrivendo i partigiani come assassini dilaniati da faide interne, delinquenti comuni che indossano il fazzoletto rosso per coprire meglio i loro delitti. Stessa tecnica che è stata usata per la “scoperta” della foiba di Rosazzo che secondo i ricercatori doveva contenere dai 200 agli 800 cadaveri, la cui morte sarebbe imputabile ai due partigiani Vanni e Sasso, che a quel tempo parteciparono alla liberazione di Lubiana. Il terzetto dei ricercatori si è dissolto quasi subito, litigando sulla attendibilità dei documenti che essi stessi avevano presentato come un enorme scoop storico, in parte finanziato dal Comune di Gorizia. L'Anpi ha dunque presentato un esposto alla Procura della Repubblica contro il presidente della lega nazionale di Gorizia per “pubblicazione di notizie false e tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico”.  Strane coincidenze in queste due vicende molto simili e strano che la stampa dia credibilità a interpretazioni a dir poco fantasiose. Possibile che gli abitanti di quella zona non carsica e ampiamente dissodata non si siano resi conto di 200-800 cadaveri da 70 anni sepolti sommariamente nelle loro campagne?  Naturalmente, a detta dei ricercatori, gli scoop, sempre a senso unico, verrebbero fatti per arrivare alla pacificazione nazionale. Allora, se si è così ligi alla verità storica, perchè non cancellare gli oltre 100 nomi sul Lapidario di Gorizia di persone morte prima del '45, tornate in Italia dalle zone di guerra oppure vive fino a poco tempo fa, come il signor Scarpin ritrovato dal giornale Isonzo Soca vivo e vegeto a Cormons e perplesso di trovare il suo nome sul monumento? Per 70 anni la storia della città si è fatta su elenchi mai verificati:non sarebbe il caso di incaricare di ricerche serie le istituzioni come l'Università di Udine e Trieste? 
adg

2 commenti:

  1. Ma se si da l'incarico di fare le ricerche ad enti seri come le università di Udine e Trieste,come campano quei sacchi di letame della lega nazionale?

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  2. Potrebbero ricercare cose più utili. Il sesso degli angeli, oppure il nimero di amanti di Benito

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