lunedì 4 aprile 2016

Dal caso Regeni, domande all'Egitto e all'Italia

Mentre continuano le assurde ricostruzioni del governo egiziano, il quale finora è riuscito a dire tutto e il contrario di tutto riguardo al terribile caso che ha coinvolto Giulio Regeni, la famiglia ha rivolto un forte appello al governo italiano affinché non lasci nulla di intentato nella ricerca della verità e della giustizia.
Alla grande dignità e forza d'animo dimostrata dai genitori e dalla sorella di Giulio corrisponde un'enorme ondata di solidarietà, dal paese di Fiumicello - tutto stretto intorno ai Regeni - a tutti coloro che hanno partecipato - in Italia o all'estero, direttamente o attraverso i media - alle diverse tristi fasi della vicenda.
Alcune osservazioni. La prima è che nella confusione delle cosiddette spiegazioni date dal governo egiziano emerge un dato inconfutabile e mai smentito: in quella nazione, tra le protagoniste di quella che fu chiamata "primavera araba", la tortura è uno strumento ordinario di repressione politica, la violenza fisica è utilizzata normalmente negli interrogatori degli arrestati, moltissime persone svaniscono nel nulla. La seconda è che l'Italia, procedendo proprio dal caso che la riguarda direttamente, avrebbe in mano uno strumento politico molto forte per far valere le proprie ragioni, ma anche per richiamare al mondo la necessità di una condanna senza se e senza ma nei confronti dell'Egitto e di tutti gli altri paesi che ancora prevedono la tortura. Potrebbe mettere in discussione accordi politici ed economici, sulla base della richiesta del rispetto dei più elementari diritti della persona. La terza riflessione nasce dall'imbarazzo italiano, dovuto essenzialmente al fatto che nonostante le violenze perpetuate dalle forze dell'ordine contro pacifici manifestanti in occasione del G8 di Genova, un'esplicita condanna dell'Italia da parte del Consiglio d'Europa, gli scandalosi casi relativi alle violenze su Stefano Cucchi, Federico Aldovrandi e molti altri... non è ancora stata approvata una legge che inserisca nel codice penale il reato di tortura. Chi non lo vuole? Chi rema contro? Chi ha impedito che la norma ad hoc - annunciata solennemente ben oltre un anno fa con un tweet dell'onnipresente presidente del consiglio - fosse effettivamente approvata?
ab

6 commenti:

  1. http://nexusedizioni.it/it/CT/le-stranezze-del-caso-regeni-5005
    Articolo datato,ma con molti dettagli ignorati completamente da stampa e media televisivi.

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  2. Stamattina presto ho visto altri 3 commenti " inqualificabili ", che avete fatto bene a togliere. Perché non dirlo, chiarendo che si era superato il limite della decenza? Vedi mai che qualcuno pensasse a qualche forma di censura? Cosa che NON è stata! Saluti. GM

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  3. reato o no va tutto in prescrizione e, checchè se ne dica, termini brevi di prescrizione fanno comodo a tutti. Perché non si approva una norma che ne preveda la sospensione al momento del rinvio a giudizio? La risposta appare fin troppo facile!

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  4. non è ancora stata approvata una legge che inserisca nel codice penale il reato di tortura. Chi non lo vuole?... chi è che governa? Chi detiene la maggioranza e legifera al posto del Parlamento? Serve rispondere?

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  5. Ringrazio GM (commento di ieri,ore 14.21). Ha ragione, ho cancellato tre commenti perché vergognosi e inqualificabili. Era giusto specificarlo...

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  6. https://aurorasito.wordpress.com/2016/04/09/roma-travolta-dalle-dinamiche-mediterranee/

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