lunedì 7 marzo 2016

Solidarietà alle giornaliste minacciate

Ecco un'iniziativa importante, a livello internazionale, a due giorni dall'8 marzo. Un pensiero di solidarietà alle giornaliste minacciate per la libertà d'informazione. Ecco il comunicato stampa degli organizzatori:
Oggi, 7 marzo, alle 10.30 alla Fnsi, a Roma, la Commissione Pari Opportunità della Fnsi, in collaborazione con Amnesty International, Articolo 21, Cpo Usigrai, GiULiA, Gruppo di lavoro pari opportunità Ordine dei Giornalisti, Italians for Darfur, Ossigeno per l’Informazione e Rsf Italia organizza #IoNonStoZitta, incontro con le croniste minacciate per la libertà d'informazione. “Sono almeno 53 le giornaliste che nel 2015 hanno subito minacce, nelle più svariate forme, a causa del loro lavoro. È il dato – osserva la Cpo Fnsi – che si ricava dall’Osservatorio di Ossigeno per l’Informazione. Minacce di morte, aggressioni, avvertimenti, lettere minatorie, attacchi hacker, minacce sui social network, insulti, telefonate minatorie, stalking, citazioni in giudizio per danni considerate strumentali. E c’è una realtà, che i dati non colgono, di minacce tramite web che le colleghe spesso non denunciano”. 
Si tratta di un fenomeno globale: “Secondo un rapporto Osce, il 25% di tutte le minacce alle giornaliste e alle blogger viaggiano in rete, anche sotto forma di commenti ad articoli su temi sensibili. Quasi sempre, poi, quando nel mirino finiscono le giornaliste, le minacce sono anche di carattere sessista”, prosegue la nota della Commissione. 
A questo tema, cruciale per la sicurezza delle giornaliste e la libertà di informazione, la Cpo Fnsi dedica una giornata di riflessione, il 7 marzo, con le colleghe vittime di questa forma di violenza, alcune sotto protezione delle forze dell’ordine, e con Rosi Bindi, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, che sui rapporti tra mafia e informazione ha condotto un’inchiesta conclusa nel luglio scorso. 
All’incontro parteciperà anche Ceyda Karan, giornalista turca di Cumhuriyet, sotto processo a Istanbul per avere pubblicato la copertina di Charlie Hebdo, dopo il massacro di Parigi. “Con lei – anticipa la Cpo –, parleremo dei tanti casi di giornaliste coraggiose che dall’Egitto, alla Cina, all’Ucraina sono detenute in modo arbitrario, e delle tre colleghe nigeriane, sequestrate, di cui non si sa più nulla. Storie che si aggiungono alle troppe giornaliste uccise nelle aree più pericolose del mondo. Perché si faccia informazione e si avviino campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni”. 
Un’attenzione che vuole essere costante, attraverso due progetti della Cpo Fnsi: un Osservatorio di genere, e uno Sportello on line contro le discriminazioni e le molestie sul lavoro, con una mail protetta per le segnalazioni. 

4 commenti:

  1. Totale appoggio, purtroppo chi esercita il potere nei Paesi "democratici" ha un'ampia discrezionalità ( l'ultimo episodio in Turchia è lampante direi) e, se trattasi di donne, ancora meglio perché saranno ben pochi a protestare. Il luogo comune è che il loro ruolo è relegato in casa a far da brava moglie e se escono dagli schemi previsti significa che han cercato guai, l'hanno regalata per scavalcare colleghi maschi molto più capaci e, non continuiamo....la mentalità della superiorità e del sentirsi quasi impuniti nel aggredire fisicamente e verbalmente una donna è ancora fortemente presente, anche in Italia e, non bastano le annacquate leggi in merito, si deve radicalmente modificare la mentalità delle persone.
    Mi scuso se approfitto del post e scrivo di un altro genere di discriminazione...da 45 giorni, davanti al PARLAMENTO ITALIANO, un poliziotto attua lo sciopero della fame, nella più totale indifferenza istituzionale e giornalistica...si chiama Gianni Tonelli, questo poliziotto chiede di essere ascoltato dal suo ministro e dal governo, chiede per quale motivo un'altro poliziotto sia stato sottoposto a provvedimento disciplinare per il solo fatto di aver mostrato in tv in che condizioni lavorava ( auto/mitra/giubbotti/caschi scaduti, vecchi e marci) chiede i minimi diritti garantiti dalla Costituzione Italiana...lo sapevate che le Forze dell'Ordine non hanno diritto allo sciopero? Servono il loro Paese eppure son cittadini di serie B....ricollegando le due discriminazioni, qualcuno diceva che siamo tutti eguali ma, non ricordo più chi fosse....

    RispondiElimina
  2. Articolo condivisibile in pieno ,ma forse un po' sessista?Di giornalisti che vengono uccisi o incarcerati per aver pubblicato articoli scomodi ce ne sono centiaia ogni anno.Che siano uomini o donne non ha importanza.Quello che importa e che siano persone che cercano la verità e che hanno il coraggio di pubblicarla nonostante le minacce e i soprusi.La solidarietà va data a tutti quei giornalisti veri,indifferentemente che siano donne o uomini che rischiano ogni giorno la loro vita per la vera informazione.

    RispondiElimina
  3. Spero che la giornalista turca spenda alcune parole anche verso i suoi colleghi incarcerati o uccisi per aver voluto far conoscere al mondo le atrocità del governo turco verso la minoranza curda e il coinvolgimento di erdogan nei traffici illeciti con i terroristi del daesh.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lei non ha ben compreso...ciò che distingue la persecuzione nei confronti dei giornalisti donne è il sessismo. che è una aggravante aggiuntiva e gratuita rispetto alla persecuzione che esse condividono con i colleghi uomini.
      il disprezzo sessista proviene da uomini, e non solo in contesti difficili (paesi con scarsa libertà d'informazione,) da parte di 'poteri'o 'parti' indiscutibili, ma anche nei paesi civili, anche da parte di colleghi, con insulti e ingiurie che agli uomini non vengono attribuiti.

      Elimina