mercoledì 10 febbraio 2016

Pensieri nella Giornata del Ricordo

Altro che memoria condivisa! La Giornata del Ricordo, ogni 10 febbraio, suscita prese di posizione e polemiche fortemente contrapposte. La discussione non è - o non dovrebbe essere - intorno all'orrore suscitato dalla violenza o alla pietà nei confronti di coloro che sono morti. La questione critica riguarda invece la ricostruzione storica degli avvenimenti e soprattutto l'interpretazione delle loro cause. In Germania la resa dei conti con il nazismo ha reso possibile - anche se dopo non pochi anni - un pressoché unanime sdegno davanti ai campi di sterminio. In Italia invece non c'è stata la possibilità di analizzare in modo approfondito ed efficace la responsabilità del fascismo, sia per ciò che concerne il periodo dell'occupazione della Slovenia che per quanto riguarda la partecipazione alla seconda guerra mondiale, della quale le "foibe" sono uno degli ultimi tragici episodi. In questo modo si è reso inefficace qualsiasi tentativo di condivisione della memoria, dal momento che ciascuna delle parti interessate ha sottolineato il proprio dolore come contrapposto a quello dell'altra. Per questo la Giornata del Ricordo avrebbe un senso se fosse incentrata non sull'affermazione unilaterale delle ragioni degli uni e dei torti degli altri, ma sull'intensificazione di una ricerca basata su documenti storicamente attendibili. C'è stato un buon tentativo nel 2000, quando una commissione storico-culturale italo-slovena composta da insigni studiosi ha cercato di fornire linee e criteri per rileggere gli avvenimenti accaduti tra il 1880 e il 1956. Poi ha di nuovo prevalso l'onda emotiva e non solo la memoria condivisa ma anche il rispetto della memoria altrui sono state confinate nell'archivio delle buone intenzioni. In questo senso è stata davvero preoccupante la decisione della Provincia di Gorizia di ritirare all'ultimo momento la disponibilità della sala di Palazzo Attems, dove avrebbe dovuto svolgersi oggi un convegno di storici, portatori di un'interpretazione diversa rispetto a quella sostenuta nella miriade di incontri pubblici tenuti in questi giorni. Chi ha paura della ricerca storica? Verrà il giorno in cui gli studiosi si sederanno attorno allo stesso tavolo e presenteranno i documentati risultati del loro lavoro, confrontandosi serenamente e aiutando i cittadini di queste terre a riflettere a guardare sì indietro, ma per andare finalmente avanti?  
ab

7 commenti:

  1. Scrivendo magari post come quello di cui sopra?

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  2. la mancata concessione della sala nel giorno del ricordo da parte del presidente della provincia è un atto antidemocratico e grave. Gli storici che hanno parlato ieri sera, comunque davanti ad un pubblico numeroso, non sono affatto "negazionisti", termine che si usa verso chi nega l'Olocausto, ma studiosi che non negano affatto le foibe, ma che mettono in discussione la propaganda che su di esse è stata fatta, decuplicando il numero delle vittime e inserendo, come sappiamo per quanto riguarda il lapidario, nomi di persone che erano vive e vegete, come Scarpin di Cormons. In Italia, prime dell'attuazione delle riforme elettorali e costituzionali, non vige ancora il pensiero unico e dunque tutti sono liberi di esporre i propri studi e su quelli essere, se del caso, contestati. Il presidente della provincia ha l'obbligo di garantire l'agibilità democratica di spazi che sono di tutti e non solo di una parte. La lega nazionale non è depositaria della verità su questi temi, sui quali appunto ci deve essere un libero confronto delle idee.adg

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  3. Che si tratti invece di "tatto e delicatezza" in considerazione della giornata particolare? Credo che non poche persone avrebbero considerato il convegno come una sorta di provocazione e di mancanza di rispetto per coloro che vennero infoibati. Ci son tempi e luoghi per far ogni cosa...

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    1. Ripeto: non è la lega nazionale depositaria della verità sulle questioni del confine orientale, non si fa nessun reato di lesa maestà a consentire che su questo tema si sviluppino considerazioni diverse, altrimenti si accredita l'idea che sul tema viga un unico pensiero, invece non è proprio così, nemmeno pupo e spazzali la pensano nello stesso modo di pirjavec, dunque impediamo che pirjavec pubblichi su einaudi? Inoltre non potremmo essere noi a sentirci provocati da qualcuno che parla di una foiba non aperta, senza esumazioni, in cui si dice che ci sono tra i 200 e gli 800 morti? Ma come fa a saperlo se la foiba non è stata aperta? Il rispetto per chi ha perso la vita, lo si ha dicendo la verità, mostrando carte e accettando la discussione.

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    2. Non commento e non prendo in considerazione una non notizia come quella, caso mai incrocio le dita sperando che sia soltanto una bufala perché, stiamo parlando di vite umane. Personalmente però, ritengo vergognoso far fare l'inchino alla Madonna sotto casa di un capo clan ( magari il giorno della strage di Capaci); ritengo un affronto un convegno di revisionisti del genocidio degli ebrei nel giorno della Memoria e, ritengo fuori luogo, riunirsi seppur democraticamente ed in piena libertà per discutere sulle foibe proprio il giorno in cui persone ricordano la perdita di parenti e persone care....sarò all'antica, ma io ne discuto in altra data.

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