domenica 7 febbraio 2016

Cirinnà, spunti per la discussione

Nella settimana che sta iniziando ci saranno le prime votazioni intorno all'ormai famoso disegno di legge Cirinnà. Se ne parla ovunque e la "concessione" grillina della libertà di coscienza ne rende quanto mai incerto il destino finale. 
La questione è molto complessa perché non si contrappongono diverse proposte legislative, ma due posizioni filosofiche. Da una parte c'è chi sostiene il diritto naturale, ritenendo che esista una "natura" e che tutto ciò che riguarda l'essere umano e le sue relazioni con i propri simili sia regolato da leggi immutabili. Dall'altra c'è chi afferma il diritto positivo e la necessità che la legge sia fondata sul principio di uguaglianza e sia costruita sul consenso democratico espresso dai rappresentanti eletti dai cittadini. Insomma, diritto naturale - un po' in crisi a causa dell'evidente "freddezza" e della distanza di Papa Francesco dalle posizioni della maggioranza dei vescovi italiani sull'argomento - contro diritti civili. 
In una situazione così complessa - le contrapposizioni ideologiche o religiose finiscono sempre per assolutizzare e rendere inconciliabili le posizioni - è difficile prevedere che cosa accadrà. Il tutto è complicato dal fatto che la Costituzione Italiana, unica in questo, propone nell'articolo 29 una definizione di "famiglia", costringendo in questo modo il legislatore - favorevole a un riconoscimento giuridico dell'unione omosessuale - a proporre un complicato compromesso che eviti la parola "matrimonio" senza negarne l'applicazione degli effetti. Forse sarebbe stato meglio portare il dibattito a un livello più alto, attraverso la riforma dell'articolo 29 della Costituzione e l'abrogazione della parte che riguarda la definizione di "famiglia". In questo modo le posizioni avrebbero potuto confrontarsi su un piano di maggiore chiarezza: da una parte non ci sarebbe stata la necessità di trovare sinonimi perché quello omosessuale avrebbe potuto essere considerato un "matrimonio" a tutti gli effetti, dall'altra ci sarebbe stata la necessità di chiarire senza equivoci la contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Se avessero prevalso i primi, non ci sarebbe stato bisogno di un'altra legge, se avessero prevalso i secondi quella sulle unioni civili sarebbe stata una legge limitata al riconoscimento di alcuni diritti e doveri, del tutto diversi da quelli previsti nella normativa riguardante il matrimonio. 
In ogni caso l'ultima parola sarebbe passata ai cittadini elettori, in un comunque inevitabile referendum. Anche questo tuttavia dagli esiti incerti, non tanto per la convinzione degli italiani - in gran parte sicuramente d'accordo con il riconoscimento degli stessi diritti civili alle coppie omo ed eterosessuali - quanto per la preoccupante disaffezione alla partecipazione politica. Potrebbe infatti verificarsi - Slovenia docet - un notevole assenteismo che penalizzerebbe soprattutto i sostenitori del diritto positivo.

6 commenti:

  1. qui in italia il problema è sempre l'ingerenza della chiesa negli affari di stato, per cui un dibattito serio e approfondito su questi temi è reso impossibile dallo schieramento delle gerarchie. per questo, perchè la laicità dello stato è sempre messa in discussione (vedi l'obiettivo impedimento alla legge sull'aborto, data l'obiezione di coscienza del 90% dei medici italiani) la questione diventa quella di opporsi alla visione del vaticano come questione prioritaria. Se la chiesa stesse zitta, allora i laici potrebbero discutere senza impedimenti.

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    1. Laici che aspettano che la chiesa stia zitta mi sembrano poco laici

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    2. Chiesa che parla su tutto mi pare poco cristiana. pensasse alle questioni spirituali e non a quello che succede sotto le lenzuola.

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    3. La questione più spinosa mi sembra quella sulle adozioni per una coppia omosessuale.Qui si scontrano diverse realtà di pensiero.Difficile prendere una decisione o schierarsi apertamente da un parte o dall'altra,visto che restano(almeno per me)parecchi dubbi di fondo.I dogmi imposti dalla religione sono incoerenti con i tempi,ma anche altri dogmi imposti da un laicismo esasperato possono risultare fastidiosi.In ogni modo ho l'impressione che questi due principi di pensiero tendano ad essere imposti dall' alto,come se fossero la verità assoluta.La convinzione di essere sempre e comunque dalla parte della ragione porta sempre a disastri,sia da una parte che dall'altra.

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    4. Bisogna capire cosa si intende per laici.Se laici sono tutte quelle persone che non appartengono a ad ordini religiosi (preti cardinali vescovi suore iman rabbini pastori ecc..ecc..)allora il discorso fila.Se per laici si intendono le persone che non hanno nessun rapporto,nemmeno spirituale con ogni tipo di religione allora la questione si complica.

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    5. Laico è chi vive la sua spiritualità, ma crede che sia una dimensione privata o comunitaria, non statale da imporre con leggi, concordati e ingerenze nella vita pubblica, dove sono presenti altre persone, atee o di altra fede

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