giovedì 18 febbraio 2016

A proposito di Irisacqua...

Se ai cittadini goriziani venisse chiesto “Preferite pagare la bolletta dell’acqua come attualmente a Gorizia  di € 343,71 o come a Udine di € 234,46, con prezzo al metro cubo di € 1,72, invece di € 1,17  ?” Naturalmente la risposta corale sarebbe : vogliamo tariffe come a Udine. E se ci dicessero : “ Ma a Gorizia Irisacqua ha fatto 80  milioni di investimenti e ha ridotto le perdite al 36,88% ( ma Legambiente sostiene che si tratta del 57%)”  Il cittadino potrebbe replicare che probabilmente ad Udine gli investimenti devono essere stati anche maggiori, perché in quella città  la dispersione è del 13%, molto inferiore alla media nazionale.  (Questi ultimi dati sono di Cittadinanzattiva, mentre i primi sono di Irisacqua). E ancora dice Irisacqua  : “Ma noi abbiamo la “quota fissa” di € 99 ( la più alta in Italia!!), sia per gli investimenti sia perché applichiamo tariffe vantaggiose alle famiglie con Isee basso.”  Ebbene : anche Udine fa le stesse agevolazioni e la sua “quota fissa” è di € 23.
Ma Irisacqua legge i dati  come le conviene e si confronta con la peggiore in classifica regionale e cioè con Trieste. E questo la porta ad affermare che la tariffa di Gorizia è più favorevole di quella di Trieste, che è di  € 429,09, con un prezzo al metro cubo di € 2,15. E così Irisacqua si autopromuove, si entusiasma per i suoi risultati e dice che va tutto bene. La fortuna di Irisacqua e di chi la dirige è semplicemente quella di essere una società monopolista, perché se invece fosse un’azienda privata dovrebbe stare sul mercato, confrontarsi con la concorrenza e raggiungere risultati  vicini a quelli delle aziende migliori, con il pericolo di scomparire in caso contrario.  Non basta certamente barcamenarsi con l’obiettivo di stare più o meno a metà classifica, occorre fissare obiettivi  concreti e misurabili. Per esempio : di quanto dovrà diminuire la dispersione in relazione agli investimenti, di quanto dovrà diminuire la tariffa per i cittadini, di quanto dovrà diminuire la quota fissa ecc.
Il problema è tutto politico : è compito del presidente e dei sindaci  che compongono il C.d.A  di  prendere consapevolezza che bisogna passare all’assunzione di impegni concreti e misurabili, che verranno poi puntualmente verificati annualmente. E sono i politici che devono responsabilizzare  i dirigenti al raggiungimento degli obiettivi, pena la perdita dell’incarico.
E i cittadini ?  I cittadini devono imparare a partecipare a questo processo, come massa critica e pensante, a sostegno di questo diverso e finora sconosciuto modo di amministrare.
Rosamaria Forzi

     

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