venerdì 8 gennaio 2016

Pietre di inciampo

Ottima l'iniziativa dell'Associazione amici d'Israele, appoggiati da Giuseppe Cingolani e sostenuti dal sindaco, che colloca davanti ad edifici occupati da ebrei le cosiddette “pietre di inciampo” che ricordano le vittime deportate dai nazisti nel settembre del '43 da Gorizia. E' un'iniziativa interessante, che si spera stimoli, come è avvenuto a Trieste, l'analisi del collaborazionismo locale. Quanto i nazisti furono aiutati da zelanti patrioti che segnalarono case, persone, luoghi dove gli ebrei si rifugiavano? Quanti appoggiarono l'occupatore, svelando nomi di oppositori e possibili partigiani? C'è sul collaborazionismo goriziano, ma anche su quello triestino, una coltre di silenzio che per anni ha taciuto il fatto che per ogni delazione fatta agli occupatori, colui che denunciava ricevesse ben 7000 lire, e che gli stessi tedeschi affermassero la meraviglia e lo schifo di ricevere così tante denunce da zelanti triestini. A Trieste si studia, come dimostra il recente libro di Roberto Curci “Via San Nicolò 20”, a Gorizia le cose vanno più a rilento. Detto questo, coerenza vorrebbe che si compisse un altro gesto politico, altrettanto importante. Da qualche decennio si ripete la cerimonia che accoglie in comune i reduci della Decima Mas, ospitati nel palazzo pubblico per ricordare la battaglia di Trnovo contro le formazioni dell'esercito di Tito. La Decima era una formazione diretta dal “principe nero” Junio Valerio Borghese, ideatore negli anni '70, di un colpo di stato, non certo da operetta, sventato da altri apparati dello stato che pure non lo avevano impedito. La Decima era una formazione della Repubblica Sociale Italiana, subordinata completamente ai voleri di Hitler. Ora, nessuno nega ai reduci di celebrare le loro messe o di onorare quelli che per loro sono eroi. Il problema è che essi sono ricevuti in comune, nel palazzo che appartiene all'intera comunità cittadina, una parte della quale ha pagato un prezzo elevatissimo al ventennio mussoliniano, in particolare alla sua azione razzista contro gli sloveni e non solo. Dalla forzata emigrazione degli sloveni, all'italianizzazione dei cognomi, alla perdita del posto di lavoro per i funzionari pubblici, all'olio di ricino dato a Bratuz per farlo morire, sino ad arrivare all'occupazione della provincia di Lubiana e alla deportazione di migliaia di sloveni nei campi di Arbe, Gonars, Visco, Sdraussina, il ventennio fascista rappresenta una vergogna per il popolo italiano. Per coerenza è necessario non accogliere più i reduci in municipio. Celebrino la loro memoria liberamente, ma non nella casa comune, per rispetto a che della loro ideologia è stato vittima. 
adg

4 commenti:

  1. Brava Adg, ed è forse anche un pò tardi per spezzare questi veli di smemoratezza voluta che gravano ormai su oltre tre generazioni di italiani, ed inquinano la ns Repubblica fondata sulla Costituzione nata dalla lotta partigiana. Troppe sono le omissioni, i silenzi, gli armadi della vergogna via via sempre più occultati, nella segreta speranza che i testimoni di quel ventennio nero dagli anni venti agli anni quaranta del secolo scorso, ma anche dopo, con la stagione delle stragi rimaste impunite, vengano meno nel tempo e tutto si prescriva. Per esperienza familiare so che soprattutto nelle zone annesse del Trentino Alto Adige e di Belluno allora dette Alpenvorland, del Friuli V.G. e del Litorale dette Kostenland, ma anche del rimanente nord Italia soggiogato alla Repubblichina fascista di Salò, poco o niente è rimasto a testimoniare le torture, le sevizie, gli assassini compiuti dai nazifascisti, solo le lapidi poste dai sopravvissuti e pochi processi mai conclusisi con pene eque. Per fare un esempio mio padre che era nato nel 1915, e svolgeva onestamente il suo lavoro nelle FF.SS., all'inizio del 1945 prima della Liberazione venne fermato, tradotto al Castello di Conegliano, e ridotto in fin di vita, con torture e sevizie, affinché parlasse e rivelasse i nomi degli uomini antifascisti del suo Comune, cosa che non ottennero mai da lui. Poi per l'intervento di una donna di origine bavarese moglie di un vecchio socialista del mio paese, che parlava il tedesco, che garantì per lui, fu salvo, anche se in lui rimase il dolore e la tristezza per quelle atroci sevizie subite, e la sua vita finì anzitempo nel 1964 a soli quarantanove anni, lasciandoci
    orfani noi sei figli e mia madre. Mia madre che ci ha educati tutti e sei alla dignità, e che fino all'età adulta, mai proferì parola di tutto questo per non farci crescere nell'odio e nella rabbia.
    Per esempio chi fa storia e ricerca storica potrebbe sviluppare al meglio la memoria di tutto questo, dovrebbe indicarci quali sono gli strumenti per sapere cosa successe, dove siano finiti gli archivi dei tedeschi e dei repubblichini, visto che nulla rimane a disposizione della conoscenza popolare dalla linea gotica alle Alpi.
    Mai più il fascismo e Libertà ai popoli!!!
    Anonymus de Anonymis

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  2. Mi scuso per l'errore: via San Nicolò 30, non 20.adg

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  3. Comunque invece il sindaco riceverà, come si usa fare da decenni, la decima mas sabato alle ore 10 in comune. Prova provata che comunicati, prese di posizione, ecc, a nulla servono, che noi abbiamo gli assessori che vanno sul palco di casa pound e non succede nulla, che unica città in Italia e europa riceviamo i militari della rsi e nulla succede, che questi arriveranno in comune, magari calpestando le pietre di inciampo poste a memoria dei deportati. Ma nessuno dice e fa nulla, perchè nella nostra città bisogna essere costruttivi, non gufare, non agitarsi, essere pragmatici e romolenziani.

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  4. Sembra proprio un clima da Repubblica di Weimar o di vigilia della Marcia su Roma.
    Mai più fascismo e Libertà ai Popoli.

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