martedì 15 dicembre 2015

Il "nostro" Carso. Recensione

Quando un libro piace   - e a me “L'Isonzo” è piaciuto molto - si teme di leggerne un altro dalla struttura simile, come è “ Il Carso”, per paura di esserne delusi. Sbagliato! “Il Carso” è un libro veramente bello: le foto magnifiche emozionano e danno l'idea dell'enorme lavoro, delle ore che Massimo Crivellari ha trascorso per trovare “quello” scatto, “quella” luce, “quello” scorcio e sono in grado di colpirci sia quando riprendono la grande scogliera a strapiombo sul mare, sia quando fissano l'amore immobile del rospo e della rana. I testi di Andrea Bellavite lasciano ancora una volta stupiti. Ripercorrono lo splendido territorio roccioso e aspro del Carso da Gorizia, alla Slovenia alla Val Rosandra e lo vivono con una pienezza assoluta. Oltre alla natura più visibile, oltre ai paesini di pietra dalle strette viuzze che riparano dalla bora, Andrea ci porta in una dimensione più articolata, più emozionante, più complessa del semplice viaggio o della normale escursione. Nel descrivere il paesaggio parla di letteratura, di storia, di diverse e misteriose religioni, di archeologia, nomina decine di specie di funghi, di animali, parla di conformazione delle rocce, di grotte, di cave, di feste paesane, di tradizioni popolari, di gastronomia, passando da un'argomentazione all'altra con grande semplicità e immediatezza, come se fosse naturale conoscere un luogo in questo modo. Come per “L'Isonzo”, questo non è un libro sul Carso, ma è un'immersione totale, anima e corpo nell'ambiente, priva del distacco che di solito accompagna molti libri di viaggio. La sua è un'esperienza sensoriale e intellettuale, che fa venire la voglia di chiudere il libro, salire in macchina e ripercorrere i luoghi che magari conosciamo,  portando con noi almeno un po' del suo sguardo. Colpiscono i testi per la mancanza di ogni gerarchia: le citazioni dei libri sacri, la poesia e la filosofia sono pensieri che si generano osservando il sommaco o un semplice insetto. Emerge con forza l'orrore per la guerra. Guerra come distruzione della bellezza, come separazione degli elementi, come annientamento della vita che è di per sé tanto fragile e breve e deve andare conservata. La guerra è tanto più insopportabile per una persona che ama la complessità e le differenze che ci sono in una terrestre e celeste unità del creato di cui tutti facciamo parte. 
adg

4 commenti:

  1. Il libro deve essere bello, ma anche la recensione lo è.

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  2. mi piace questa 'terrestre e celeste unita' del creato di cui tutti facciamo parte'...oggi ha mangiato leggero?

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  3. Lei, invece, mangia sempre "pesante".

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