domenica 4 ottobre 2015

Una storia lontana. Lontana? (5)

La storia raccontata dalla novella Sherazade continua. Già, continua eccome! (per chi le avesse perse, le altre puntate sono datate: 9, 13, 21 e 28 settembre).
Il re aveva visto fallire tutte le iniziative messe in atto e non poteva accettare la situazione.  Che cosa avrebbe pensato di lui il suo popolo, soprattutto quella parte (che lui riteneva la maggioranza) che non accettava l’arrivo e la permanenza dei viandanti, perché temeva che essi  fossero profittatori, desiderosi  solo di vivere alle spalle dei cittadini ? Avrebbe pensato che lui, il re, era  un incapace o un traditore.   Bisognava ricorrere a qualche metodo drastico che li facesse proprio sparire e per sempre.  Dopo una intensa riflessione, mandò a chiamare con urgenza il mago di corte, perché solo lui con qualcuno dei suoi sortilegi avrebbe potuto risolvere la questione. Ma il mago non era nella sua residenza e non si sapeva dove fosse: non era sua abitudine dare notizie circa i suoi spostamenti.  Il re montò su tutte le furie; subito chiamò il suo segretario particolare ed insieme si recarono alla casa del mago. L’intenzione era quella di rovistare dappertutto, per trovare i libri contenenti  le formule magiche. La cosa non  risultò facile fin da principio. Dovunque nella casa c’erano animali che incutevano terrore e probabilmente la loro presenza  aveva lo scopo di allontanare gli ospiti indesiderati.  Serpenti  a sonagli, scorpioni, vipere, pipistrelli  spuntavano da ogni parte e minacciavano i due intrusi. E gli animali si avvicinavano appena qualcuno dei due si trovava troppo vicino a scatole o vasi che contenevano pozioni magiche.   Alla fine, però, il re ebbe fortuna e sotto un nido di ragni trovò quello che cercava : un quaderno con molte formule e, fra le altre, quella che voleva. A caratteri gotici c’era la scritta “Come far scomparire persone e oggetti”.    Rasserenato, lasciò la casa del mago insieme al suo segretario particolare e corse subito nel parco. Lì si rese conto che sulle panchine e nei viali oltre ai viandanti c’erano anche molti dei suoi sudditi, che erano venuti a portare ai nuovi venuti abiti caldi e coperte, visto che l’inverno si stava ormai avvicinando.  Il re sentì aumentare  l’irritazione, perché vedeva che tutte quelle persone non rispettavano i suoi ordini, ma dovette pazientare e aspettare che se ne andassero.  Appena i suoi sudditi se ne furono andati tutti, si alzò dalla panchina su cui anch’egli si era seduto e si avvicinò al gruppo più numeroso dei viandanti.  Aprì il quaderno alla pagina giusta per non sbagliare e gridò “Pape Satàn, Pape  Satàn  aleppe !!!!” Mentre urlava la formula aveva chiuso gli occhi per concentrarsi meglio, ma quando li riaprì, vide che le persone erano ancora tutte là e lo guardavano con una certa curiosità.  Pensò di aver sbagliato a dire la formula, controllò sul quaderno e urlò di nuovo “Pape Satàn, Pape  Satàn  aleppe!!!!”, questa volta però aveva alzato le braccia al cielo e battuto tre volte a terra il piede sinistro. (Continua - 5)
Sherazade

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