mercoledì 7 ottobre 2015

Al Kulturni dom, i 90 anni di Ciril Zlobec


“Il popolo sloveno mi ha eletto per due volte in parlamento perché sono un poeta e la mia gente crede nella poesia. La cultura per la piccola nazione slovena, stretta nei secoli fra nazioni e imperi, è stato l’elemento più forte di coesione e sopravvivenza.” Ciril Zlobec, poeta, scrittore giornalista e traduttore, l’intellettuale che fece conoscere Dante, Leopardi, Petrarca, Pasolini, Sciascia, Ungaretti e Quasimodo in Yugoslavia prima e Slovenia poi, festeggia i 90 anni con una raccolta di liriche dedicate all’amore dal titolo “L’amore, miracolo dell’anima e del corpo”. Una pubblicazione che ha venduto in Slovenia oltre 4000 copie, diventando il best seller poetico in tempo di letture leggere. Numeri da record in un paese di 2 milioni di abitanti.
“Ho portato la cultura nella politica e non viceversa. Mi divertivo quando incontravo piccoli uomini convinti di essere personaggi importanti solo perché portati in alto dalla politica”. Molto noto e pubblicato anche in Italia Ciril Zlobec è stato amico, oltre che traduttore, dei maestri della letteratura e poesia italiana del ‘900. Inserito dalla critica internazionale fra i primi cento poeti più importanti al mondo, ha pubblicato oltre cento volumi fra raccolte di poesie, saggi e antologie.”La mia prima volta a Roma fu nel 1956 con una delegazione di giornalisti jugoslavi. Mentre i miei colleghi si davano al turismo (pochi erano allora gli jugoslavi che potevano viaggiare fuori dai confini nazionali ndr) io cercai il numero di telefono di Moravia. Lo chiamai e, con il pretesto di avere dei chiarimenti su alcuni passi del romanzo “La romana” che stavo traducendo, gli chiesi di incontrarmi. Mi ricevette, era incuriosito dal mio entusiasmo”. Fu proprio Moravia che lo presentò aUngaretti. “Fu un incontro forte, carsico. Io sono nato sul Carso (Sezana, località a pochi chilometri da Trieste, oggi Slovenia e nel 1925, data di nascita di Zlobec, territorio italiano ndr).
Parlammo della sua esperienza durante la Grande Guerra, sul fronte, nelle trincee nei pressi di Gorizia”.Zlobec fece scoprire in Yugoslavia tanti poeti e scrittori, fra questi Quasimodo. “La mia traduzione delle sue poesie uscì all’indomani della consegna del premio Nobel. Ebbi l’onore di averlo ospite a casa mia. Mi offrì di tradurre le mie poesie in Italia, non accettai. Mi sembrava troppo avere un premio Nobel come traduttore; ancora me ne pento”. Uomo e intellettuale di frontiera, frequentò le scuole italiane fino al ginnasio. Indocile alla legge fascista che impediva l’uso delle lingua madre slovena, venne mandato al confino in Abruzzo nel1941. Aveva osato scrivere versi contro l’oppressione fascista del popolo sloveno. Combattente fra le fila partigiane, al termine del conflitto si laureò in slavistica e scelse di vivere a Lubiana, lavorando come giornalista. “La mia poesia durante il fascismo fu un grido per dare voce all’etica di opporsi all’offesa della dignità umana. Volevo scrivere come Dante: composi in terzine oltre mille versi contro l’oppressione degli sloveni. Mi scoprirono e venni cacciato come un malfattore, alla vigilia di Natale”. Caporedattore culturale per importanti quotidiani, radio e tv, è stato presidente degli scrittori jugoslavi.
“Per me la parola poetica è testimonianza dell’identità individuale e nazionale. La parola ci definisce in ogni tempo, è concretezza umana, politica e sociale. Un testo vero, sincero non perde di forza e d’attualità anche a distanza di anni. Mantiene la capacità di indicarci la vita, anche in tempi di dilagare, soprattutto sui social, di parole vuote gli uni con e contro gli altri”. Intellettuale del dialogo seppe osare, ricercando sempre l’incontro con i grandi. Durante la sua carriera gli sono stati assegnati oltre 30 premi nazionali e internazionali. Fra questi in Patria la Medaglia d’oro per il lavoro culturale e il Distintivo d’oro della libertà, in Italia il titolo di Commendatore  della Repubblica, il Premio internazionale Eugenio Montale, il riconoscimento “Insigne italianista” della Fondazione Campiello, il Sigillo d’argento della città di Trieste e il premio speciale Giuseppe Acerbi per l’opera omnia.
Margherita Reguitti

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