venerdì 18 settembre 2015

Perplessità sull'incontro dell'altra sera al Forum

Ecco un commento di Dario Stasi all'incontro sulla valorizzazione della cultura goriziana tenutosi al Forum qualche giorno fa. Ci sono molti spunti interessanti sui quali vale la pena aprire una discussione...
Ritengo opportuno fare alcune considerazioni a proposito dell’incontro sulla cultura tenutosi lo scorso martedì nella sede del Forum. Tanta gente, e questo è un segno importante di interesse sugli argomenti in discussione, interesse suscitato anche dalle numerose interviste sul tema che si susseguono da mesi sul Piccolo.
Nella discussione preliminare su questo blog di un paio di settimane prima avevo criticato un po’ polemicamente la scelta del tema proposto, che ritenevo troppo generico. Avrei preferito che la discussione si concentrasse su un tema piuttosto acquisito ormai a Gorizia, che è quello della “città della storia” e della “città del Novecento”, mettendo insieme l’evento annuale “èStoria”, la recente mostra fotografica “Il secolo lungo” e il progetto del Parco del Novecento, il “Novecento inedito” del Forum e altro. Le cose poi sono andate avanti secondo il programma già deciso. Qualche giorno prima dell’incontro Bellavite mi chiede comunque di intervenire, insieme ad altri relatori (decisamente troppi). Non posso rifiutare, ci mancherebbe. Però penso comunque di portare un esempio delle tematiche e del modo di procedere di Isonzo Soca e mio in particolare.

All’incontro spiego dunque le critiche che avevo fatto in precedenza al Forum, riporto le solite cose che da anni scriviamo su Isonzo Soca e porto un esempio di nostra “divulgazione” sul tema di un monumento nella valle del Vipacco che ricorda la battaglia della Bora o battaglia del Frigido (Vipacco), che per caso avevo appena scritto. Le reazioni dei due storici presenti, Cavazza e Tavano, e prima ancora del teologo Bellavite sono state offensive, come se avessi fatto un’invasione di campo su argomenti tabù o di esclusiva competenza di “storici” e teologi appunto. Bellavite ha subito detto che gli argomenti sollevati erano molto “complessi” e “chissà cosa avrà da dire il professor Tavano”. Cavazza a sua volta ha farfugliato qualcosa sulla poca importanza delle cose che avevo detto (“curiosità” e nient’altro), facendo stupide ironie sui giornalisti, chiedendomi se sono iscritto all’albo e altre scempiaggini. Il Tavano poi ha raccontato con un sussiego insopportabile che prima di parlare della battaglia del Frigido avrei dovuto documentarmi e consultare gli atti (“mille pagine”) di un non so che convegno sull’argomento, dicendo questo senza entrare minimamente nel merito di quanto avevo detto. Una scorrettezza grave, che il coordinatore dell’incontro avrebbe dovuto censurare. Per ora mi fermo qui. Ho mandato l’articolo sulla battaglia della Bora al Piccolo sperando che lo pubblichi. Informo infine che Cavazza e Bellavite mi hanno chiesto scusa. Da Tavano non mi aspetto e non desidero nulla. 
Dario Stasi          

5 commenti:

  1. Mi dispiace che Dario Stasi, di cui ho stima e rispetto, sia rimasto male per il mio intervento e difatti gli ho chiesto subito scusa, in privato, sperando che la cosa si chiudesse lì. Martedì scorso ho inteso rispondere alle critiche di Covaz sui “professori” che non sanno divulgare; il discorso di Stasi sulla battaglia del 394 mi andava a pennello come esempio, mi perdoni la categoria, di divulgazione “giornalistica”. Che secondo me non è divulgazione. A mio avviso, quando si vuole divulgare un argomento storico bisogna conoscere a fondo la materia e lo stato attuale della ricerca, e non limitarsi a ripetere formule vecchie, a volte superate se non errate. Per questo la divulgazione è molto difficile. Com’è difficile la ricerca storica, che richiede tempo, fatiche, viaggi, solitudine, spese, in genere senza offrire molte soddisfazioni. Ormai sono prossimo ai settant’anni: ma non sono diventato saggio. So benissimo che la gente comune, in campo storico, ama poco le novità: gli stessi appassionati (categoria meritoria, alla quale va tutta la mia considerazione) molte volte si accontentano di quello che sanno già, sentendosi rassicurati quando leggono o ascoltano cose vecchie, rispettose della tradizione e di autori consolidati. Nella mia carriera d’insegnante, fin dall’inizio, ho combattuto contro i manuali, contro le conoscenze confezionale e risolte, gli slogan, le formule. Ho perso su tutta la linea: addirittura al vecchio manuale, che almeno aveva un autore, si è sostituita come fonte immediata e autorevole di conoscenze l’anonima Wikipedia. Stasi ha detto, nella sua replica di martedì, che nonostante le critiche di “professori” e “sacerdoti”, va avanti così. Anch’io proseguo sulla mia linea: spero senza usare linguaggi insultanti, ma con intatta convinzione e assoluta determinazione. Silvano Cavazza

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  2. Anch'io sono rimasta infastidita dal tono altezzoso dei due ex docenti universitari; frustrati forse per non aver raggiunto l'apice della carriera universitaria. Ho trovato insopportabile l'atteggiamento altezzoso di entrambi, come se nessun' altra persona avesse il diritto di fare ricerca storica, senza il permesso di uno di loro.

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  3. Possibile che qualsiasi cosa venga fatta, debba lasciare poi la coda di scuse, contro scuse, accuse, che ovviamente porteranno ad ulteriori paralisi ed esclusioni? Ma non ci conosciamo da 30 anni? Non abbiamo, al di là dell'episodio,che pare risolto con le scuse, una stima reciproca che ci possa consentire di fare qualcosa assieme in nome di un bene comune che è la sopravvivenza di questa città? Mi pare troppo spesso che si voglia marcare sempre e comunque il proprio territorio: universitari che ammoniscono i giornalisti che rimproverano gli storici che redarguiscono gli insegnanti. Ma non è tempo di vivere e fare le cose con un po' più di leggerezza e determinazione' adg

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  4. Il guaio, sempre quello, è che ognuno vuol fare il primo della classe!

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  5. Bisogna capire però che la classe non ci sarà più se continuiamo in questo modo

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