venerdì 10 luglio 2015

Il saluto a Silvino Poletto

Commovente ed intensa la giornata di ieri in cui si è commemorata la figura di Silvino Poletto da parte degli intervenuti. Tutti hanno sottolineato la grande capacità di Silvino di stabilire relazioni, di avere rapporti e dialogo con tutti, anche con gli avversari politici, il gusto della lettura, la curiosità per il mondo, l'equilibrio. Nereo Battello ha ricordato come se ne sia andata la generazione di coloro che furono nel PCI nel '47 dopo l'annessione della città all'Italia, ha ricordato il clima pesante di quegli anni, l'assalto alla sede di via XXIV Maggio, all'interno della quale una spaventata Simona Mafai (sorella di Miriam, giornalista di Repubblica) di passaggio in città sperimentava cos'era il nazionalismo goriziano. Dopo il '48, con la rottura del Cominform, il PCI è isolato sia dalla vicina repubblica Jugoslava, sia dagli altri partiti vittoriosi dopo le elezioni del 18 aprile. Fu un cammino difficile, quello dei comunisti goriziani, per conquistare consenso ed amministrazioni, un percorso ancora tutto da investigare e da scoprire. Oggi il vero e proprio funerale. Mi ha colpito come Tanja, la nipote di Silvino e figlia di Flavio e Paola, abbia parlato della concezione della politica del nonno. Un ideale, un mito, un modo di essere, uno stile, qualcosa di totalmente diverso dalla politica di oggi. Certo anche la politica di allora era piena di opportunismi, piccoli cabotaggi e trasformismi, ma in un contesto dove si poteva almeno parlare di giustizia e di uguaglianza, termini che oggi usa solo il papa. Ciao Silvino, ci mancherai moltissimo, davvero. 
adg

1 commento:

  1. Mi è dispiaciuto molto non partecipare ai due momenti di memoria e saluto di Silvino Poletto, per questo con queste righe voglio esprimere la mia ammirazione e la mia vicinanza ai suoi cari. Di lui vorrei ricordare il senso della presenza in tutte le occasioni in cui c'era da riaffermare la giustizia e la libertà. Il suo intervento era sempre atteso e riempiva i presenti di emozione perché oltre che con l'intelligenza Poletto parlava sempre con il cuore. La sua esperienza di partigiano non veniva mai riportata come il ricordo di qualcosa che era accaduto nel passato alla quale pensare con nostalgia, ma come l'occasione per insegnare alle nuove generazioni il valore di una vita da impegnare per costruire un mondo migliore. La sua immagine di persona consapevole del valore dei propri ideali, con al collo il fazzoletto rosso dei tempi in cui era il partigiano Benvenuto, si associa con quella di una cordialità e di una simpatia immediate e coinvolgenti. Chi non si è sentito salutato, apprezzato, valorizzato dal suo sorriso intelligente? E anche tante persone che l'hanno conosciuto - anche molto distanti dalle sue idee - lo hanno sempre apprezzato e stimato come uomo di dialogo, di costruttiva relazione, di autentica pace.
    E' vero, mancherà tantissimo a Gorizia, anche perché la sua non è stata una presenza marginale, ma qualificante mille momenti di riflessione, di commemorazione, di lotta. Un grande insegnamento, da non dimenticare...

    RispondiElimina