venerdì 11 aprile 2014

Questioni di coscienza: segnali di disgelo tra Chiesa e Stati?

E' stata abbondantemente commentata la sentenza della Corte Costituzionale relativa al passaggio della Legge 40/2004 relativo alla cosiddetta fecondazione eterologa. 
C'è un aspetto del tutto nuovo in questa vicenda: tutti ricordano che nel 2005 fu votato un referendum che proponeva l'abrogazione totale della da poco approvata legge sulla "procreazione medicalmente assistita". I vertici cattolici del tempo - Papa Wojtyla implicitamente e l'allora presidente dei vescovi Ruini esplicitamente - si mobilitarono invitando gli elettori all'astensionismo: pur contrari a qualunque forma di intervento finalizzato a un "non naturale" concepimento, avevano sostanzialmente ritenuto "meglio così che peggio" l'accordo politico che aveva portato all'approvazione di quella normativa. L'appello fu evidentemente accolto, se - con il decisivo previsto contributo dell'astensionismo "fisiologico" - più della metà degli italiani non si recarono alle urne e la domanda referendaria cadde nel vuoto.  
Ora, almeno in parte, la Consulta con una discussa sentenza va incontro alle istanze dei referendari, cancellando la più dibattuta limitazione contenuta nel dispositivo. Il mondo cattolico ha reagito - almeno per ora, ma si sa che in queste vicende la "prima impressione" conta molto - con un profilo molto basso, non si capisce bene se per non inasprire un clima politico già incandescente o per un non dichiarato imbarazzo. Qualche presa di posizione di scienziati che si riconoscono nelle posizioni del Magistero, qualche interrogativo sulle conseguenze e sulle ricadute della legge "riformata" e poco più. Nessun intervento della Conferenza Episcopale Italiana, la stampa cattolica ovviamente schierata, ma con il fioretto e non con l'archibugio, la Congregazione Vaticana "ad hoc" che esprime qualche preoccupazione. Si è ben lontani dalla filosofica posizione che invitava i cattolici e gli uomini di buona volontà ad essere uniti, senza se e senza ma, nel difendere i "principi non negoziabili", riconoscendo in essi l'indiscutibile e razionale "unicità" della "natura" umana.
Evidentemente si attende la parola del Vescovo di Roma, Francesco, il quale, ancora una volta, non interviene (e tutto lascia presagire che non interverrà) sul risvolto politico di una questione morale. La linea, almeno finora, sembra quella della riaffermazione dei "fondamenti" teologici e morali della tradizione cattolica, ma anche dell'astensione da ogni intervento mirato a limitare o orientare la libera azione dei cattolici nella costruzione degli accordi. Se Bergoglio insistesse su questa linea "non interventista", aprirebbe una nuova sorprendente stagione nelle relazioni tra gli Stati e le istituzioni cattoliche; dovrebbe però confrontarsi internamente con chi - come ad esempio il suo predecessore - ha sempre insegnato che la Chiesa è custode della Creazione e della Rivelazione, e per questo è "maestra" non soltanto dei fedeli, ma di tutti gli uomini "di buona volontà".
ab

2 commenti:

  1. Notevole e preoccupante come per l'ennesima volta un manipolo di togati si sostituisca alla chiarissima volontà popolare.

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    1. Notevole e preoccupante che ci siano ancora commenti come questo, che stravolgono berlusconianamente le cose blaterando di "volontà popolare", quando il valore e l'orizzonte della legge in questione è testimoniato proprio dal fatto che sia stata progressivamente e motivatamente invalidata da chi ne aveva pieno diritto.

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