lunedì 31 marzo 2014

I fucilati sul Castello di Gorizia

Si riceve dall'Anpi di Gorizia e volentieri si pubblica:
Dal dicembre 1943 e fino a metà aprile 1945 al castello di Gorizia i nazisti fucilarono oltre cinquanta partigiani e antifascisti, italiani e sloveni, catturati durante le operazioni militari o presi in seguito alle delazioni. Portati dapprima nelle carceri di via Barzellini e sottoposti a torture, venivano poi processati dal Comando tedesco per la provincia di Gorizia, Reparto di giustizia, che aveva sede alla Prefettura. Nella ricorrenza della Festa di Liberazione del 25 aprile 1964 il Comune di Gorizia provvide a porre due lapidi rievocative, una alle carceri e l’altra sul Piazzale delle Milizie sul Castello. Come già per la targa sulla Stazione ferroviaria a Gorizia, su nessuna delle due viene indicato che le vittime erano partigiani o loro sostenitori, né che i carnefici erano fascisti e nazisti. Nella seduta del Consiglio comunale il sindaco Gallarotti, però, ricordò la Resistenza e fece distribuire il proprio messaggio a 4500 studenti delle scuole di Gorizia. Allo scoprimento delle targhe parteciparono tutte le autorità, dal prefetto al presidente della Provincia, al procuratore della Repubblica, un picchetto di fanteria dell’esercito, carabinieri, polizia, vigili urbani, varie associazioni civili e militari. La targa fu posta sul muro del castello, a lato del quale venne innalzato successivamente il teatro tenda, dove fino ad alcuni anni addietro si svolgevano spettacoli e concerti. Per allestirlo dovettero abbattere un grande platano, al quale venivano legati i condannati che non riuscivano a stare in piedi per le torture subite. Li bendavano e all’ altezza del cuore veniva loro posto un foglio bianco che serviva ad indicare al plotone di esecuzione il bersaglio. Venivano poi dissanguati per non lasciare tracce sul percorso dei camion che li portavano verso destinazioni non note per la tumulazione. Non si conosce il numero esatto degli uccisi. Dalle testimonianze del frate cappuccino padre Ermacora delle Vedove, che li assistette nelle carceri prima del loro avvio sul Castello, si indicano in oltre cinquanta, dei quali soltanto di ventisei sono noti i nomi. Dalle stesse carceri venivano portati anche al poligono di Panovec e a Trnovo e il numero complessivo degli incarcerati, fucilati dai nazisti in quegli anni, si aggira sui 110-120 partigiani e civili. L’Anpi e l’Avl di Gorizia commemoreranno l’11 aprile, nel 70° della ricorrenza del maggior numero di esecuzioni sul Castello e nel 50° della posa della lapide, queste vittime dell’occupatore nazifascista della città, che fu inclusa, insieme ad altri territori dell’odierna regione Friuli –Venezia Giulia e ad essa limitrofi, nell’Adriatisches Küstenland del Terzo Reich nazista.

2 commenti:

  1. Sono fatti succeduti che moltissimi non conoscono, bisognerebbe divulgare questo scritto più possibile e poi far pressioni nei confronti del Comune che possa rendere giustizia a chi è caduto per la libertà specificando sulle targhe chi furono questi martiri. Smrt fazismu.
    Paolo Nanut Standrez pri Gorici

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  2. I testimoni che abitavano in riva castello, ci raccontavano comunque che il sangue scorrere giù dai camion e poi lungo la riva, nel viaggio di ritorno dopo le esecuzioni. Questo va detto per non dimenticare.

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