martedì 4 marzo 2014

E' ancora possibile una ricerca storica sulle "foibe"?

Ho trovato veramente fuori luogo la proposta del consigliere regionale Ziberna su “Il Piccolo” che propone di togliere i contributi pubblici “a favore di associazioni o case editrici con le quali collaborano le storiche Alessandra Kersevan e Claudia Cernigoi e con quelle che contribuiscono a espandere tesi negazioniste sulle efferatezze commesse dai partigiani di Tito”. Ziberna invoca leggi repressive che devono punire chi nega il genocidio e fa istigazione o apologia di reati di terrorismo o crimini contro l'umanità. In questo caso l'assoluzione per le due studiose sarebbe certa. Attribuire alle foibe una volontà di pulizia etnica è una tesi contrastata ormai da tutta la storiografia che si è occupata del problema. Genocidio - secondo la definizione dell'ONU -  è un termine che si usa per descrivere “gli atti commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte un gruppo nazionale etnico, razziale o religioso”. Non è questo il caso degli scomparsi da Trieste e da Gorizia, perché fra di essi ci furono anche degli sloveni che avevano collaborato con gli occupatori tedeschi. I motivi degli arresti e delle detenzioni furono di natura politica e furono la conseguenza delle pratiche razziste del “fascismo di frontiera” che ebbe come caratteristica la volontà di perseguitare coloro che si ostinavano a voler mantenere la loro identità nazionale e della guerra sciagurata voluta dai nazisti e dai loro collaboratori che aveva come obiettivo la “soluzione finale” per gli ebrei e l'asservimento dell'Europa dell'est alla potenza hitleriana. In quella guerra le vittime jugoslave furono più di un milione. Fu anche grazie al sacrificio dei partigiani di Tito che la guerra ebbe l'esito che conosciamo. Ma il problema è un altro. Ha senso criminalizzare chi ha delle opinioni diverse e non nega affatto le foibe ma vuole contestualizzare il fenomeno, mettere in discussione il numero delle vittime, soprattutto della foiba di Basovizza sulla quale gli stessi angloamericani espressero dubbi nel secondo dopoguerra? Non è forse vero che su questi argomenti è in atto da anni una dura strumentalizzazione che ha portato ad esempio nel salotto di Bruno Vespa a spacciare la foto di una fucilazione di contadini sloveni da parte di soldati italiani per l'immagine di un infoibamento? Non è con le leggi e con la galera che si sviluppa il dibattito storico, ma con la discussione, anche se dura e faticosa.
Anna Di Gianantonio

7 commenti:

  1. Se Ziberna fa proposte di quel tipo, e non è la prima volta, anche Kersevan e Cernigoj hanno opinioni legittime (scegliendo lo scontro frontale), anche se non condivisibili.
    Bisognerebbe chiedere alla Serracchiani che si faccia promotrice della pubblicazione ufficiale (dopo quanti anni?) della Relazione storica del comitato italo-sloveno riguardante i rapporti fra italiani e sloveni nella nostra regione (non ricordo come si chiama ufficialmente). Facciamo insieme qualcosa in questo senso, Anpi, Isonzo Soca, Forum e altri. Sarebbe un notevole punto di partenza, altrimenti qui questa storia non finirà mai. Dario Stasi

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  2. Si, ma guarda che la relazione è comunque stata pubblicata, che io mi ricordi dall'istituto di trieste, da quello di udine e dall'anpi provinciale di gorizia. La regione potrebbe pubblicarla come volume ufficiale, questo sì

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    1. Lo so che è stata pubblicata ufficiosamente, l'abbiamo anche allegata a un numero di Isonzo Soca a suo tempo.La regione potrebbe pubblicarla come volume ufficiale ma, ancor meglio,la Serracchiani potrebbe farla pubblicare dal governo italiano,ufficialmente. Così almeno si sancirebbe una base di discussione. Se no è inutile parlare e parlarci addosso.

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  3. Non mi pare che ci si "parli addosso". Ho espresso una critica ad una presa di posizione. Mi pare negativo il fatto che si usi censura verso chi la pensa in modo diverso, anche approfittando di una posizione di maggiore potere. Invocando il potere della magistratura, non solo non si combattono le idee che si ritengono sbagliate, ma le si radicalizzano ancora di più. Detto questo anche Pirjavec ha sulla foiba di basovizza idee analoghe. Ma viene pubblicato da Einaudi. Cosa facciamo? Gli togliamo la cattedra universitaria perchè la pensa così?

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  4. Euro Tedesco6 marzo 2014 08:49

    Puo essere interessante consultare le pubblicazioni di Dario Marini de Canedolo "Le grotte del Carso triestino - Dalla preistoria ai giorni nostri" . Due volumi editi dal Comune di Duino Aurisina e, forse, reperibili gratuitamente nei loro uffici. Si veda in particolare nel volume I pag. 157 e seguenti.
    Dario Marini è un personaggio che il Carso e le sue grotte lo conosce in maniera molto approfondita. Non è uno storico certamente ma è stato il curatore per lunghi anni del Catasto regionale delle grotte. Il racconto delle sue esplorazioni e ricerche anche nelle cosidette foibe ( Basovizza in realtà è il pozzo artificiale di una miniera) può essere illuminante e aprire altri punti di vista e discussione.
    Anche perchè indicati da uno speleologo lontano mille leghe dalle beghe della politica.
    Euro Tedesco

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  5. ho letto la lettera di Claudia Cernigoi sul Piccolo. Dice che non si tratta di negare (ovviamente) le foibe, ma di storicizzare senza dire schiocchezze. Mi pare interessante il libro citato da Euro tedesco e sarebbe bello che questo signore, che non ha interessi di parte, dicesse qualcosa su Basovizza.

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    1. Euro Tedesco6 marzo 2014 15:37

      Sulla cosiddetta "foiba di Basovizza" più propriamente "pozzo Skoda"Dario Marini ha scritto più volte (Le grotte del Carso triestino - Il sentiero Abramo Schmid ) e ne ha parlato quando ha presentato queste sue pubblicazioni. Anche a Gorizia (Ubik e se non ricordo male BSI ). Bastava esserci. E si aveva anche i libri "a gratis" (versamento volontario di un piccolo obolo al gruppo speleologico "Flondar").

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