mercoledì 5 febbraio 2014

5 febbraio 1944-2014: il grande "goriziano" Julius Kugy, 70 anni dopo...

 Il monumento a Julius Kugy, nella meravigliosa Zadnja Trenta. In fondo alla valle, il massiccio dello Jalovec.
Lo Jof di Montasio dalla Val Saisera. Sulla lapide un breve scritto di Julius Kugy: "...quando non sarò più, concedi al mio nome un posticino sulla superba fronte settentrionale delle tue pareti. Tieni in alto il mio cuore tra i tuoi picchi meravigliosi..."
Dopo la stazione di Dogna, il treno esce dalla galleria ed imbocca rombando il celebre viadotto. Le quinte di roccia si aprono e un solo colpo d'occhio abbraccia i 2200 metri del lato ovest del Montasio. E' un fianco stretto, ma quanta bellezza abbagliante v'è riunita ! Abbiamo davanti a noi una costruzione dolomitica che ha la forma arditissima simile alle corna di un cervo (donde il nome) del Monte Cervino, come appare dalla parte italiana. Se il tempo è bello e il titano incoronato dalla doppia vetta s'eleva libero e altero, con riflessi d'ocra e rossicci, tra le nuvole bianche, si può dire d'aver visto il quadro più affascinante e meraviglioso delle Giulie. Tutti si precipitano al finestrino. “Cos' è ?” Ma già arrivano di volo le rocce da sud, il treno rientra fragoroso nella galleria, e il titano di Dogna è scomparso (J. Kugy, Dalla vita di un alpinista)

Assai volentieri si pubblica la seguente riflessione di Marko Mosetti, intorno a un grande personaggio del Novecento, nato a Gorizia nel 1858.

Il 5 febbraio 1944, settanta anni fa, moriva a Trieste Julius Kugy. Era nato a Gorizia il 19 luglio
1858 nella Villa Graffenberg di Palazzo Coronini Cronberg. Il fatto è ricordato anche da una targa posta su quell'edificio dai soci della sezione cittadina del Club Alpino Italiano assieme agli amici del Österreiches Alpen Verein di Villach e della Planinska Zveza Slovenije di Ljubljana.
Pur laureato in giurisprudenza a Vienna e dedicatosi a proseguire l'attività commerciale del padre a Trieste, fin da giovane si appassionò di botanica. Fu questa passione a portarlo in contatto con il mondo alpino, Con le Alpi Giulie, allora poco o niente esplorato e conosciuto. Come era allora uso comune, si accompagnò nelle sue salite ed esplorazioni con le guide valligiane sia slovene che friulane, senza distinzione di nazionalità. Parlando correntemente il tedesco, lo sloveno e l'italiano, anche grazie al padre carinziano e alla madre, figlia del poeta sloveno Johann Vessel, può certamente essere ascritto come l'archetipo del moderno uomo europeo che, pur fedele alla Patria, è altresì dimentico di confini, divisioni, nazionalismi.
D'altra parte "le nostre montagne erano naturalmente così, per legge di natura, per tradizione, nel sentimento delle genti che le abitavano. Le Alpi Giulie non avevano confini, erano di tutti i popoli, erano entrate nella simbologia della gente alpina, erano unione e amore, erano poesia e incontro" come ebbe a scivere Celso Macor. Fedele suddito dell'Impero Austro-Ungarico tanto che si arruolò volontario come Referente Alpino proprio sul fronte delle Alpi Giulie, durante la Grande Guerra (a 57 anni!) per offrire le sue competenze alpinistiche e la sua esperienza non già nell'offesa del nemico ma nel tentativo di preservare le vite dei soldati chiamati a combattere in montagna. Al termine del conflitto accettò di buon grado la nuova cittadinanza italiana venendone ricambiato quantomeno con diffidenza.
Autore e conferenziere noto e apprezzato nel mondo austro-germanico e slavo, ebbe meno fortuna in Italia. Il suo libro più noto Aus dem Leben eines Bergsteigers (Dalla vita di un alpinista) venne pubblicato a Monaco nel 1925. Negli anni altri ne seguirono, fino all'ultimo Aus vergangener Zeit  (Dal tempo passato) che vide la luce proprio alcune settimane prima della morte dell'Autore. tuttavia la prima opera di Kugy pubblicata in Italia fu proprio Dalla vita di un alpinista, nel 1932, nella classica e splendida traduzione di Ervino Pocar.
Dopo la sua morte e al termine della seconda Guerra Mondiale, se la memoria di Kugy rimase viva in Austria e in Slovenia non si può dire lo stesso per il nostro paese. Anche Trieste, la città in cui visse, operò e morì, dimenticò quel suo concittadino così scomodo, così poco "italianissimo", così amico di austriaci e sloveni. Erano gli anni in cui sui monti, che per Kugy non avevano confini, ora passava la "cortina di ferro" e non era inusuale che attraverso selle e pareti transitassero non già alpinisti ma profughi in fuga dalle dittature dei loro paesi.
Fu in quegli anni difficili e oscuri che da pochi alpinisti carinziani, sloveni, italiani, idealmente uniti nel ricordo del Poeta delle Giulie, scoccò una scintilla che solo dopo molto sarebbe stata riconosciuta per il suo effettivo valore.
Nell'occasione dell'inaugurazione in Val Trenta del monumento dedicato a Kugi carinziani Karl Kuchar e Hermann Wiegele, lo sloveno Miha Potočnik, il friulano Giovanni Spezzotti e Mario Lonzar per la sezione di Gorizia del Club Alpino Italiano, gettarono le basi per una serie di iniziative transfrontaliere sviluppate in un'ottica di collaborazione fra gli alpinisti delle tre regioni contermini al fine di riprendere e rendere ancora più attuale il patrimonio ideale e culturale di Kugy.
Era l'anno 1953!
Son attività per quei tempi rivoluzionarie e in anticipo sui tempi della politica, che però durano tuttora, che non hanno mai smesso di essere attuali, e che hanno dato e danno ancora importanti frutti, non solamente in ambito alpino e alpinistico: iniziative che hanno aperto la strada e segnato il cammino per far si che i tre popoli contermini ritornassero a dialogare ed a vivere assieme.
Dopo 35 anni di completo oblio, salvo la commemorazione del Presidente della Società Alpina delle Giulie di Trieste, Carlo Chersi, nel trigesimo dalla morte, nel 1967 fu la sezione del CAI di Gorizia, attraverso la tenace volontà del Presidente di allora Mario Lonzar, a promuovere la riedizione dell'opera più significativa, Dalla vita di un alpinista.
Nel volgere di pochi anni, sempre e solo per iniziativa degli alpinisti goriziani, furono pubblicati e tradotti in italiano La mia vita nel lavoro, per la musica, sui monti (1969), Le Alpi Giulie attraverso le immagini (1970) e Dal tempo passato (1980).Questo fu possibile anche grazie alla sensibilità e generosità di Ervino Pocar che donò la sua opera di traduzione alla sezione goriziana del CAI. Gli stessi eredi del dottor Kugy, da Vienna, acconsentirono a questa operazione a patto che il traduttore fosse sempre Pocar, che così bene seppe interpretare la poetica del Cantore delle Giulie.
Soltanto pochi anni fa la figura di Julius Kugy ha smesso di essere scomoda e ingombrante in certi ambienti, non solamente alpinisti, regionali. Anzi, improvvisamente con gli sconvolgimenti geopolitici è diventata addirittura trendy.
Abbiamo assistito allora alla corsa ad appropriarsi di quella figura fino a poco prima sconosciuta o, più probabilmente, volontariamente ignorata se non disprezzata. Molti, troppi hanno tentato di trasformare Kugy, nella migliore delle ipotesi, in un brand commerciale.
I veri cultori appassionati della montagna e delle cose alpine ed i soci della sezione goriziana del Club Alpino Italiano che hanno memoria della storia sorridono con sufficienza a queste piccinerie e continuano e continueranno a ricordare e onorare Herr Docktor, il signor Dottore, come era conosciuto da tutti tra le nostre montagne. 
Per la sezione di Gorizia del Club Alpino Italiano, Marko Mosetti, Direttore responsabile del trimestrale Alpinismo goriziano

4 commenti:

  1. Un altro esempio della costruzione della memoria a fini politici. Ha ragione Mosetti, ci si ricorda sempre, individui e collettività, ciò che ci fa comodo.

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    1. "Si arruolò volontario... per offrire le sue competenze non già nell'offesa del nemico ma nel tentativo di preservare le vite ai soldati chiamati a combattere in montagna" dice Mosetti. Ma siamo certi di queste affermazioni, abbiamo qualche pezza d'appoggio che le confermi? Meglio andare fino in fondo quando si fanno queste celebrazioni.

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    2. Ci sono le parole stesse di Kugy, i suoi libri e, se non bastassero, una vita spesa tra i monti assieme alle sue fedeli guide slovene e friulane. Senza stare a fare polemiche basta leggere e informarsi. La letteratura sulla vita di Kugy è oggi, per fortuna, sufficentemente vasta, anche sulle sue vicende belliche.
      Marko Mosetti

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    3. Ringrazio Marko che mi ha preceduto di un soffio. Per facilitare la ricerca, consiglio ai lettori due testi commoventi, che comprovano lo "spirito" con il quale Kugy ha svolto il suo "servizio alpino" durante la guerra: J. KUGY, La mia vita..., il capitolo dal titolo "Guerra e dopoguerra" e J.KUGY, Anton Oitzinger, vita di una guida alpina, il capitolo "Le miserie della guerra". Credo siano parole da scolpire nella mente e nel cuore, anche in questo periodo di "ricordo" dei cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale.

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