lunedì 10 febbraio 2014

10 febbraio Giornata del Ricordo: alcune riflessioni

Sono passati dieci anni dall'istituzione dell'odierna Giornata del Ricordo. Da quel momento, anche grazie alla celebrazione annuale, sono cambiate molte cose, o meglio, sono stati portati alla luce acquisizioni, riflessioni e problemi per molto tempo riservati al doloroso sentimento dei coinvolti e all'indispensabile ricerca scientifica degli studiosi.
Anzitutto, dopo decenni di sostanziale oblio, è condiviso dalla stragrande maggioranza delle persone l'orrore nei confronti delle "foibe", ultimo tremendo capitolo, sanguinoso epilogo della seconda guerra mondiale; condiviso è anche il pensiero e la pietas nei confronti delle vittime - italiani, ma anche sloveni e croati - di una violenza che non può essere in alcun modo giustificata. Sempre più frequenti sono le occasioni di incontro o di preghiera nei luoghi delle stragi, come per esempio i mesti "pellegrinaggi" proposti in questi ultimi anni dall'associazione goriziana Concordia et pax.
In secondo luogo, si è fatta strada la necessità di collocare quegli eventi in un quadro storico più ampio, non appunto per "giustificare" ciò che non lo è o al contrario per risvegliare totalmente anacronistici desideri di rivalsa, ma per spiegare e capire dei processi storici che in qualche modo centrano anche con il momento attuale. Si tratta per esempio di distinguere la questione delle "foibe" da quella più generale dell'"esodo" della popolazione italiana dall'Istria, ri-conoscendo i percorsi di chi è fuoriuscito, riscontrando la ben tiepida accoglienza nell'Italia stremata dalla guerra, valorizzando la storia dei "rimasti". Si rileva inoltre soprattutto la necessità di dissipare le tenebre che ancora in larga parte avvolgono le "gesta" dell'Italia fascista intorno ai confini orientali e in particolare dell'occupazione nazi-fascista della Slovenia. Inoltre, come scrive oggi Raul Pupo sul Piccolo, si sottolinea l'importanza di risalire oltre il confine temporale del cosiddetto secolo breve, per comprendere i processi storici che hanno portato questo territorio di passaggio e di confine a svolgere un ruolo drammaticamente decisivo nelle vicende europee e mondiali del Novecento.
Infine, per far sì che anche questa "Giornata" non sprofondi nella retorica di un generale "jamais plus!" che soffoca sì con dolcezza ogni conflittualità ma anche impedisce alla storia di essere davvero "maestra", occorre guardare al presente. E' necessario cioè rivolgere uno sguardo attento alle dinamiche odierne, constatando che nel mondo continuano le guerre, popoli interi sono costretti  dalla violenza o dalla fame ad interminabili "esodi", in tante nazioni le "differenze" fra le persone sono punite con la persecuzione e con la morte. E pochi sembrano disposti a prenderne atto, ad accogliere la complessa sfida dell'accoglienza e a rompere delicati equilibri geopolitici nel nome della tutela dei più elementari diritti dell'uomo.
Andrea Bellavite

1 commento:

  1. sono d'accordo, anche se penso che Giornata della Memoria e Giorno del ricordo siano prefigurazione culturale della sciagurata stagione delle larghe intese, un modo per pacificare, equiparare, omologare le diverse memorie e per non affrontare mai di petto alcuni problemi legati alla nostra identità che evidentemente risultano scomodi. Un esempio. All'intervento di Boris Pahor, ultra centenario scrittore sloveno, celebrato in tutta Europa, che ha parlato a Gorizia davanti a 300 studenti zitti e attenti, non si è vista nessuna autorità, che invece è stata presente in altre circostanze, come il giorno del ricordo. Ma forse è anche questo un problema superato. Il vero dramma è che del passato in realtà non interessa niente a nessuno, purtroppo però senza passato, senza conoscere di che lacrime grondi e di che sangue la nostra povera società locale e nazionale, non si può andare avanti. E lo si vede con grande chiarezza.adg

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