sabato 4 gennaio 2014

Voglio vivere a Gorizia: la grande sfida del lavoro

I sindacati del Goriziano danno numeri che essi stessi definiscono "tragici".
Nel 2013, lo dicono i dati da essi presentati, "600 imprese hanno chiuso l'attività, sono state erogate 3 milioni di ore di cassa integrazione e la disoccupazione giovanile tocca la punta del 30%".
Del resto non occorrono le statistiche per comprendere la gravità della situazione.
Quello che preoccupa è che a fronte di una situazione oggettivamente così delicata, il mondo cosiddetto "politico" sembra preoccupato di tutt'altro: di organizzare belle feste annuali, rilevando regolarmente "il record delle presenze", di completare gli ascensori al castello "che permetteranno di raggiungere il balcone fiorito", di salvare il salvabile (cioè la propria reputazione davanti alla gente) nell'inevitabile e programmata oltre vent'anni fa, da ben noti nomi, débacle del cosiddetto Punto Nascita della città...
Non è importante nascere a Gorizia, è importante che in questa città si possa vivere e che i giovani non siano costretti ad andarsene per poter sopravvivere.
Voglio vivere a Gorizia: l'augurio di quest'anno è che questo slogan si traduca in un gigantesco sforzo di tutti - categorie cittadine, mondo politico, settori culturali, ambiti educativi, strumenti di comunicazione mediatica - per portare alla città prospettive concrete di lavoro, in tutti i modi possibili, soprattutto in quelli che caratterizzano da sempre la vocazione "unita nella diversità" di questo territorio.
ab

1 commento:

  1. E' bello "Voglio vivere a Gorizia". Però questa classe politica ha dimostrato che non è capace di mettere in campo niente, data la situazione. E' incredibile quello che Romoli ha detto oggi sui lavori pubblici che lui dirige oltre alla cultura "Anche io sono irritato che le asfaltature non vadano avanti" Pazzesco, ma non è lui la santa trinità che proprio a questo dovrebbe provvedere? No, è il destino cinico e baro che si accanisce contro i Giusti. Non è che un esempio per dire che il lavoro, come molte altre cose, ce lo dovremmo reinventare noi, perchè se aspettiamo che le cose vengano dal cosiddetto alto stiamo freschi.

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