sabato 4 gennaio 2014

Nel segno del diavoletto di Gris, il numero 101 di Isonzo Soča



No, non è un manifesto pubblicato vent'anni fa da chi allora riteneva che a sinistra non ci fosse altro che il diavolo! E' proprio la copertina del numero 101 di Isonzo Soča, che riproduce il più simpatico Beel-zebul della Regione Friuli Venezia Giulia: si trova nella chiesetta di Sant'Andrea a Gris, presso Gonars, un gioiello dell'arte friulana, una specie di "cappella sistina" in formato popolare. 
Ampio spazio è dedicato a questa particolare zona della "Bassa", ingiustamente dimenticata e trascurata non soltanto dai turisti, ma spesso anche dagli abitanti delle città vicine. 
Ma il periodico offre molti altri spunti di riflessione: dall'analisi politica dell'attualità alle proposte per il territorio goriziano, dalle interessanti vicende storiche culminanti con le parole e le immagini della visita dell'Imperatore a Gorizia ai suggerimenti ambientali riguardanti in particolare i boschi del vicino altipiano di Tarnova, dalle proposte artistiche contemporanee alle architetture di pietra del Carso. E ovviamente tanto tanto altro. Dunque un numero da non perdere e - dopo la celebrazione della 100ma uscita - anche un'occasione per sostenere un'iniziativa come tutto in questo mondo migliorabile, ma indubbiamente unica e irripetibile nel panorama culturale della città.
Ah sì, non c'è da aver paura, quello della copertina è sì un diavoletto, ma così come è, non riuscirà a sgranocchiare proprio nessuno!
ab

2 commenti:

  1. wow, interessante il "diavoletto", non lo sapevo. Grazie dell'info, ci faremo una visita! :D :D :D buona domenica 5 gennaio ;)

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  2. Mi fa veramente molto piacere che Andrea Bellavite abbia qui presentato e commentato l'ultimo numero di Isonzo Soča. Mi fa anche molto piacere quando qualcuno commenta, critica o fa proposte per migliorare i contenuti, le immagini o qualsiasi aspetto del giornale. Per esempio, quando è uscito lo scorso numero 100, un lettore di questo blog ha osservato, dispiacendosene, che erano diminuite le traduzioni in sloveno delle didascalie. Quel lettore ha messo il dito nella piaga, perchè Aldo Rupel si è stancato di collaborare con noi e in questo momento abbiamo difficoltà con le traduzioni in sloveno. Così, tenendo presente questa osservazione, in questo numero abbiamo fatto uno sforzo in più per rimettere le traduzioni delle didascalie. Anche altri collaboratori (es.Silvano Cavazza) regolarmente inviano le loro impressioni, anche molto critiche, su ogni numero nuovo del giornale. Ben vengano i critici, e anche tu Andrea potresti specificare in che modo il giornale sia migliorabile, come dici. Ma voglio dirti ancora un'altra cosa. Mi ha colpito il tuo commento sul Belzebù "simpatico" e successivamente "diavoletto". Io in verità pensavo che mettere in copertina Satana fosse un segno di trasgressione, di distinzione o comunque un modo per suscitare interesse. Per "étonner les bourgeois" si diceva nel Sessantotto.
    Certo, oggi il "Male" è ben altro che quel diavolo con le corna a spirale: per stupire o spaventare i borghesi benpensanti ci vuole ben altro (funziona ancora una bella falce e martello?). Però se pubblicavi la copertina per intero si potevano vedere varie tipologie di diavoli intenti chi a impiccare un peccatore, chi ad arrostirne un altro infilzato in uno spiedo, chi a cuocerne diversi altri in un pentolone di acqua bollente, eccetera. O Belzebù stesso che caga un altro disgraziato. La scena non è proprio "simpatica" e per certi versi, vista interamente, penso susciti ancora qualche meraviglia, se non altro per il fatto di documentare i modi con cui la chiesa del tempo sapeva incutere paure e rispetto alle moltitudini di analfabeti "timorati di Dio". Nel mio articolo inoltre ho scritto che un vicario del patriarca di Aquileia fece sì coprire quegli affreschi con una mano di calce (e sono rimasti coperti per trecento anni, fino agli inizi del Novecento) ma per le "oscenità" e i nudi che l'ignoto artista aveva dipinto, non perchè nei dipinti ci fosse una visione distorta dell'inferno. Questo volevo dire in tutta amicizia. Dario Stasi

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