sabato 7 dicembre 2013

Una nuova fase nella storia del Goriziano

Le cronache della visita a Gorizia del presidente sloveno Pahor parlano di una ritrovata - o neo-scoperta - convinzione che il territorio goriziano può avere un futuro soltanto se si concepisce unito - di qua e di là del vecchio confine - con un bacino d'utenza di almeno 80mila persone. Anzi, se si aggiungono quelli relativi a coloro che abitano in quella che tra breve potrebbe diventare l'ex provincia di Gorizia, i numeri dei residenti nell'area potrebbero oltrepassare i 200mila.
Cosa significano il sorprendente ma giustificato entusiasmo di Romoli e la contestuale convinzione del Presidente sloveno? Che importanza attribuire alla "nascita" della nuova sede del Gect al Trgovski Dom?
Vuol dire che i vertici politici ed economici del territorio hanno raggiunto un grado di consapevolezza che per la rapidità dei processi spiazza coloro che hanno basato il loro impegno sulla "collaborazione transfrontaliera", presentata come la specificità di una parte politica che ora si trova in parte sorpassata e costretta a rileggere la situazione con realismo e con proposte più costruttive.
In particolare, occorre prendere atto di ciò che è accaduto e approfittarne per conoscere meglio nuovi percorsi e opportunità che questa nuova fase può consentire: per questo sarà urgente che anche il Forum offra alla cittadinanza occasioni di maggior conoscenza rispetto al Gect e ai progetti internazionali in via di progettazione e realizzazione.
In secondo ma non meno importante luogo, occorre intensificare le quasi inesistenti relazioni tra le persone: se i "vertici" hanno passeggiato per le vie quasi deserte di Gorizia, hanno trovato sicuramente una conferma del fatto che la base è molto ma molto distante. Ciò vale sia per quanto concerne il numero degli elettori rappresentati da Pahor, Romoli, Serracchiani e così via (le percentuali dei votanti parlano di una disaffezione grave in Italia, gravissima in Slovenia), sia per ciò che concerne la fiducia nelle proposte che vengono dall'alto. Per questo c'è l'urgenza di costruire insieme tavoli di confronto e di proposizione tra le varie categorie di impegno culturale, economico e sociale, in modo da poter far sì che sotto il tetto (Gect) che a quanto pare comincia a funzionare possa esserci una casa nella quale coesistere, convivere e scambiarsi reciprocamente i doni che ciascuno porta con sé.
ab

1 commento:

  1. Forse hanno capito che il problema è quello di creare un territorio comune, hanno capito dopo che sono anni e anni che si dicono le stesse cose. Ma proprio la lentezza e la mancanza di "spinta propulsiva", almeno nelle nostre istituzioni, mi fa pensare che senza un cambio della classe dirigente abituata alle mollezze della zona franca poco si farà.

    RispondiElimina