domenica 8 dicembre 2013

Piano di riordino delle scuole: un non-esempio di democrazia partecipata

Il piano di riordino delle scuole è stato un brutto esempio dell'azione politica della maggioranza di centro sinistra in Provincia. Spiace molto doverlo dire, perchè l'assessore che lo ha proposto è di SEL, un partito da cui ci si sarebbe aspettata un'altra concezione della democrazia. Sul piano che ri-organizza le scuole, con accorpamenti diversi da quelli già messi in opera anni fa, vorrei tornare con calma. Forse nel piano ci sono anche cose condivisibili, ma è il il modo in cui è stato presentato che è inaccettabile. L'assessore elabora una ristrutturazione che riguarda la scuola senza consultare né gli operatori, né gli studenti, né la famiglie, dicendo che in realtà la consultazione è stata fatta perchè ha parlato con i dirigenti scolastici, i sindacati, la consulta studentesca. Purtroppo l'assessore non tiene conto del fatto che né i sindacati (che non hanno fatto alcuna consultazione tra i loro iscritti e nemmeno tra le rsu, né hanno partecipato, tranne lo SNALS,  all'assemblea di chiarimento convocata nei giorni scorsi nei licei), né la consulta studentesca esauriscono la cosiddetta rappresentanza. Se si vuole conoscere il parere dei soggetti interessati è necessario parlare nei collegi docenti e nelle assemblee studentesche. E' come se venisse un osservatore straniero per conoscere l'Italia e noi lo portassimo solo in Parlamento. Ancora non si è capito che la politica che fa calare le cose dall'alto non paga più. Triste che a farlo sia la sinistra. Ora ovviamente si è nella situazione peggiore: congelamenti, rinvii, pasticci che non fanno che allontanare sempre di più il consenso e la fiducia. Non si poteva agire in modo diverso e far partecipare i “portatori di interesse” prima di presentare il piano? Ultime parole sul PD che si spacca anche su questo, tra un capogruppo che contesta il piano e un presidente della provincia che lo approva. Si spaccano anche sulle dimissioni della Severino, sull'elezione del presidente della Repubblica dove votano contro Prodi, sull'articolo 131, su chi sarà il segretario del partito. Queste continue divisioni vengono chiamate “dibattito interno”. Sarà, ma l'impressione che viene data all'esterno è quella della frantumazione, dove le idee poco chiare ci sono ormai su tutto: dai massimi sistemi al riordino delle scuole della provincia. 
adg

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