domenica 8 dicembre 2013

Delle Primarie nazionali e del Piano Scuola provinciale

Nel giorno in cui il Partito Democratico sceglie la persona alla quale affidarsi per il prossimo, difficile futuro, lo stesso Partito si presenta in ordine sparso alle votazioni relative agli indirizzi del piano scolastico provinciale isontino.
Certo, la questione locale non ha risvolti decisivi per le sorti del Governo e per le scelte nazionali e regionali da portare avanti in tempo di crisi, ma può assumere un valore simbolico intorno a ciò che può significare un partito che "ospita" anime talmente diverse da confinare con l'inconciliabilità.
Una parte del pd sostiene il nuovo "piano", che potrebbe essere definito "Gherghetta-Cecot", appoggiato anche dai sindacati e da quel settore del pianeta insegnanti e studenti non coinvolti nell'attuale "polo liceale"; l'altra parte si schiera con quella più vicina allo stesso "polo": le rispettive forze scolastiche rispondono alla chiamata e riescono anche a ottenere una mezza "vittoria", trovandosi tutte in accordo sulla mancata informazione e sull'evidente assenza di un percorso decisionale partecipato e costringendo "i due" a far di necessità virtù e a rinviare le decisioni definitive.
Interessante e anche importante è il fatto che la riorganizzazione apparentemente "tecnica" del tessuto scolastico sia interpretata - giustamente - come un evento che interessa questioni culturali e ideologiche di vasta portata. Ascoltando le "campane" si ha l'impressione che ciascuno abbia delle ragioni da mettere in campo, per questo la scelta "politica" non può essere condizionata dal trovarsi in una squadra o in un'altra, bensì da un arbitro in grado di trovare un'adeguata sintesi. E' il compito dell'organo amministrativo dove invece va in scena la netta, peraltro non nuova, divaricazione all'interno del pd: qual'è il criterio che sta alla base delle scelte politiche, un'idea della società e del territorio oppure una visione strategico elettorale o la tutela del punto di vista dei diretti interessati?
E' la domanda che da Gorizia rimbalza a livello nazionale, dove ci si augura che la festa democratica delle Primarie apra al maggior partito del centro sinistra italiano una nuova stagione di presenza nel tessuto socio-politico nazionale. Nella convinzione degli intenti, nella chiarezza delle posizioni, nel rischio del confronto democratico fra le "diversità".
ab

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