giovedì 17 agosto 2017

Una politica fallimentare

In queste lunghe sere d'estate cercando di monitorare e assistere come si poteva i profughi presenti in città, fuori dalla prefettura e in via Bombi, la cosa che ha colpito di più è stata la totale assenza delle istituzioni. La città che si trova ad affrontare una situazione come quella che Ziberna descrive avrebbe avuto bisogno di una presenza istituzionale: Ziberna doveva esserci nei luoghi dove i richiedenti asilo sostavano, dormendo per terra, avrebbe dovuto vederne le condizioni, attivarsi con la prefettura e con la questura per garantire l'ordine pubblico in serate in cui qualcuno, che ha bevuto un bicchiere di troppo, poteva creare problemi. Invece assente lui, assente il prefetto, assente il vicesindaco, presenti solo alcuni poliziotti. E' questo un atteggiamento responsabile e serio dal punto di vista istituzionale? Se fosse stato presente avrebbe potuto constatare il fallimento della sua ordinanza che ha avuto il solo effetto di sparpagliare la gente in ogni anfratto della città. Avrebbe potuto constatare che la chiusura della Valletta (peraltro sottratta ai cittadini senza che ci sia un cartello o un'indicazione che spieghi quando ne potranno usufruire di nuovo), è stato un provvedimento che ha aggravato la situazione, che poteva essere affrontata con bagni chimici e non con “sanificazioni” di cui sarebbe interessante conoscere l'efficacia e i costi, avrebbe visto che tra i richiedenti ci sono persone che necessitano di intervento sanitario. Invece niente. Dopo Ferragosto ritorna in campo e afferma cose irrazionali. Che la colpa di questa situazione è dei volontari, invece di ringraziare perché senza di loro la situazione poteva degenerare davvero, invoca la percentuale del 2,5 per cento di profughi per abitante, dimenticandosi di dire che la percentuale vale per chi aderisce allo SPRAR, cosa che lui non ha fatto, che, infine, ha scritto ben due lettere a Minniti, quando invece poteva andare a Roma di persona, e che se le cose non cambiano, invita la popolazione ad azioni di tipo dimostrativo. Cioè? Cortei? Fiaccolate contro i migranti? Invece dunque di gestire la situazione acuisce il disagio. Insomma una linea politica fallimentare da tutti i punti di vista, un'incapacità non solo di gestire ma di esserci. Le forze politiche di opposizione hanno fatto le loro proposte. Le idee di Ziberna, concrete e pragmatiche, quali sono? adg  

mercoledì 16 agosto 2017

...un prezzo da pagare...

Secondo la relatrice dell’Alto Commissariato dell’ONU per i diritti umani, Agnes Callamard, il codice di condotta per le ONG, adottato dal Governo italiano con la collaborazione della Commissione dell’Unione Europea, ”suggerisce che l’Italia, la Commissione UE e i Paesi dell’UE considerano il rischio e la realtà delle morti in mare un prezzo da pagare per dissuadere migranti e rifugiati dal compiere la traversata dalla Libia all’Italia”.
Inoltre, il finanziamento di 46 milioni di euro dalla Commissione europea alla Libia per appoggiare la sua guardia costiera e le sue operazioni di ricerca e salvataggio possono esporre i migranti a “più violenze abominevoli”. “Alcuni vengono assassinati deliberatamente, altri muoiono in conseguenza di tortura, malnutrizione e negligenza medica”.
Sempre secondo l’Alto Commissariato dell’ONU, ci sono informazioni secondo le quali la guardia costiera libica avrebbe sparato contro imbarcazioni di migranti.
La relatrice dell’Alto Commissariato ha affermato che l’appoggio dell’Unione Europea alla guardia costiera libica “non si può fornire senza garanzie dimostrabili che i diritti dei migranti intercettati vengano rispettati e che i migranti stessi vengano protetti da violazioni e abusi da parte di agenti statali, milizie armate e trafficanti”.
Su tutte queste questioni la relatrice ha chiesto alla UE, all’Italia e alla Libia adeguati chiarimenti.
Dunque, le morti in mare sono nient’altro che… un prezzo da pagare!
Un prezzo da pagare per che cosa? Per dissuadere migranti e rifugiati dal compiere la traversata dalla Libia all’Italia! In altre parole, per impedire loro di arrivare nel nostro Paese e bussare alle nostre coscienze.
Le vite di tante persone per la tranquillità di altre.
Ancora una volta, è la legge del più forte a prevalere e al più debole non rimane che soccombere.
Secoli di presunta civiltà non riescono a produrre altro che questo, tra l’indignazione di pochi e la soddisfazione di molti. 
Invochiamo spesso, più o meno a sproposito, concetti universali come la sacralità della vita. Ma di quale vita? Possiamo, anche solo per un istante, consentire che un principio universale patisca eccezioni o sospensioni di validità in base alla provenienza geografica o al colore della pelle?
Ma, soprattutto, possiamo noi arrogarci il diritto di decidere della vita degli altri e concludere che, tutto sommato, è un prezzo accettabile in cambio della nostra tranquillità?
so.sa.   

martedì 15 agosto 2017

Molto fumo, poco arrosto...

Dopo la lettura dell'intervista a Debora Serracchiani pubblicata oggi sul Messaggero Veneto si prova un senso di smarrimento. Con simpatia nei confronti dell'interessata e con pieno rispetto della sua persona, le risposte sembrano infatti tutte una lunga premessa a un'argomentazione che alla fine non viene sviluppata. Mancando un'analisi dei cambiamenti socio-culturali degli ultimi quattro anni e mezzo, non si parla di problematiche complesse come quella legata alla crescita delle presenza di richiedenti asilo o di visioni internazionali condivise con la vicina Slovenia o con quei Paesi del Centro Europa che sembravano essere alla base del sogno irrealizzato di Riccardo Illy. Si sottolineano alcuni successi, molti dei quali frutto di un lavoro svolto anche dai predecessori, soprattutto in campo economico e in relazione alla (possibile) centralità strategica del porto di Trieste. E si esprime qualche leggera autocritica in relazione alla grande riforma delle autonomie locali che in realtà non è stata soltanto "troppo poco condivisa", ma ha anche creato delicati e irrisolti problemi organizzativi (non politici, ma appunto organizzativi) a tutti i Comuni che hanno accettato di entrare nelle Unioni Territoriali Intercomunali. La Regione Fvg è in grave difficoltà proprio perché mai forse come in questa legislatura si nota la distanza fra il Palazzo e le realtà territoriali, trattate a volte soltanto come laboratori sperimentali delle riforme, con scarso ascolto delle esigenze reali e quotidiane dei Comuni e delle stesse Uti. L'eliminazione delle Province prima dell'avvio condiviso delle nuove realtà ha in effetti creato dei vuoti di potere e ha moltiplicato invece che ridotto le difficoltà burocratiche. Anche sul suo personale futuro la Serracchiani è stata un po' fumosa: farò il bene del Fvg, ha detto. E chi stabilisce quale sia il bene della Regione? Forse la logica conseguenza di tale battuta è la ri-candidatura: solo in questo modo saranno i cittadini elettori e non la governatrice a stabilire, con il loro voto, quale possa essere il maggior bene per il Friuli Venezia Giulia. ab.

Buon Ferragosto



Feriae Augusti. Nel ricordare questa festa che gli antichi dedicavano alla conclusione della stagione dei raccolti e i cattolici dedicano all'Assunzione di Maria, si augura a ogni lettore un buon Ferragosto, nella speranza che l'ormai prossima ripresa delle attività sociali porti in tutti Sapienza e creatività nel rispondere ai tanti drammatici interrogativi che si agitano nel mondo, in Europa, in Italia e a Gorizia...

domenica 13 agosto 2017

Safog: Gorizia perde così l'ultimo pezzetto della sua storia industriale

Mentre in Italia si parla di ripresa economica e di uscita dal tunnel, a Gorizia l'imprenditore Swi srl, ex Safog, per intendersi, licenzia con una mail 33 lavoratori, privi di ogni ammortizzatore sociale e si sottrae ai tavoli di trattative proposti dalla regione.

Gorizia perde così l'ultimo pezzetto della sua storia industriale. Chiuso il Cotonificio che occupava 3500 persone, chiusa la Safog, chiusa da tempo anche la Vouk, Gorizia ha perso migliaia di posti di lavoro e industrie solide e di eccellenza. Industrie che hanno fatto la storia della città anche dal punto di vista civile e politico.

Ogni anno l'ANPI ricorda, con il sindacato e un folto gruppo di operai, quelle maestranze che negli ultimi giorni di aprile 1945 dai tetti delle stabilimento difesero le fabbriche dai possibili assalti dei 20.000 cetnici, truppe collaborazioniste dei tedeschi, che stavano allontanandosi disordinatamente alla città. La cosiddetta battaglia delle fabbriche costò la vita a cinque lavoratori di cui ogni anno ricordiamo il sacrificio con una corona di fiori all' ex Cotonificio ed un discorso alla Safog. Operai che difesero il loro posto di lavoro, operai che adesso lo perdono in un contesto di rassegnazione e di rinuncia da parte dell'intera città.

Già anni fa ci fu un'analoga crisi, ma allora politici, gente comune, amministratori andarono ai cancelli per portare aiuto e solidarietà. Perchè oggi questo non accade? Cosa si sta facendo per imporre alla fabbrica un atteggiamento diverso? Cosa ne sarà dei licenziati? Non possiamo lasciare che la fabbrica chiuda nella passività generale e che questi lavoratori non siano sostenuti dalla intera comunità. adg

sabato 12 agosto 2017

Condannato il Governo italiano per il danno all'immagine provocato a causa dei maltrattamenti ai migranti

Un'altra importante sentenza si aggiunge a quelle emesse di recente dalla Corte di Cassazione.
Questa volta, a pronunciarsi è stato il Tribunale di Bari, che ha condannato la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell'Interno al pagamento di trentamila euro al Comune di Bari per il danno all'immagine provocato a causa dei maltrattamenti subiti dai migranti ospitati al Centro di identificazione e di espulsione.
La presenza del CIE a Bari reca un danno di immagine al Comune “in conseguenza dei trattamenti inumani e degradanti praticati in danno dei detenuti”, si legge nella sentenza, che continua: “Il CIE di Bari non risulta di certo idoneo all'assistenza dello straniero e alla piena tutela della sua dignità in quanto essere umano. Il risarcimento è ritenuto necessario per via dell'ingente danno arrecato alla comunità territoriale tutta, da sempre storicamente dimostratasi aperta all'ospitalità, per via delle scelte gestionali dell'Amministrazione statale. Quest'ultima è rimasta inerte dinanzi alle numerose segnalazioni circa le condizioni in cui versavano gli immigrati del CIE, nonché dinanzi a richieste di verifica delle condizioni igienico-sanitarie del Centro”.
Il principio enunciato è molto chiaro e, mutatis mutandis, potrebbe applicarsi anche a quanto sta avvenendo a Gorizia ma, soprattutto, è importante che si cominci a riconoscere tutela giuridica anche a questo tipo di violazioni.
Il Giudice non si è, invece, pronunciato sul risarcimento del danno “per la violazione dei diritti umani all'interno del CIE” perchè la richiesta avrebbe dovuto essere avanzata dalle vittime dei maltrattamenti.
so.sa.

giovedì 10 agosto 2017

F35, costi in orbita

Bruscolino più, bruscolino meno, il costo previsto dalla Corte dei Conti per il programma militare F35, in forte ritardo sulla tabella di marcia, si aggira intorno ai 10 miliardi di euro. Quanto? Dieci miliardi di euro, 10.000.000.000 di euro, ovvero ventimila miliardi (20.000.000.000.000) di vecchie lire. Il tutto per acquistare 90 aerei che negli Stati Uniti sono ormai considerati fuori mercato.
Ed è solo una minima parte della spesa che il nostro paese investe in armi, facendo poi le pulci sugli investimento dedicati all'accoglienza e più in generale al welfare.
ab